Con Astolfo e l'Ippogrifo sulla Luna, tra le ampolle. Alla ricerca delle #cosePerse

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Sulle carezze da fare anche ai Sogni

Sulle carezze da fare anche ai Sogni

Credo che questa storia faccia bene a molti, a molte. A me ha fatto bene, ecco.
Fa bene perché non racconta di improvvisazione e polvere, ma di competenza e pietre preziose.

Ma soprattutto fa bene perché conforta: rivela che un sogno è fatto sì di un pizzico di follia, di azzardo. Ma anche che è fatto di impegno, studio, esperienza e sacrificio.

Non funziona che alla sera esprimi il desiderio di danzare e il giorno dopo TAAAACCC sei ballerina alla Scala. No. C’è prima una parentesi diversamente lunga in cui accade un’infinitudine di roba. Un’infinitudine di sacrifici, per lo più. E racconta anche, però, che se ce l’hai messo dentro, quel tempo, in qualche modo torna!

È una testimonianza preziosa: perché questo mondo tende a raccontare che si può diventare tutto dal giorno alla notte, e che chiunque può improvvisarsi tuttologo. Che il tempo per approfondire, per imparare ad amare e ad adorare qualcosa, è tempo sprecato. Ma io non credo sia quella la strada.

La strada è ricordarsi che per raccogliere i frutti bisogna prima avere gettato il seme e aver versato cura sui germogli. La strada poi però è anche ricordarsi di tornare a raccogliere.

Valentina secondo me sa raccogliere il mondo con gli occhi, e conosce anche l’arte per tradurlo con le dita, in modo tale da poterlo indossare.

Valentina, ValentinaDomenichelliJewels

Le sue creazioni sono tutte dotate di quell’unicità propria delle cose che nel mondo prendono posto.

Che se guardi le foglie di uno stesso albero non ne troverai mai una identica all’altra, magari il tocco, lo stile. Ma tutte straordinariamente diverse. Non esiste una foglia dozzinale. Così come i suoi gioielli.

Sono nati tutti uno ad uno. Dentro alla maestria, non nell’improvvisazione, dentro ad una genetica di ritorno, dentro ai gesti di un nonno, il suo, che me li fanno immaginare quasi come carezze generazionali.

Ecco: ogni gioiello è come se nascesse da una carezza, e una carezza ricorda. La carezza che Valentina ha scelto di fare alla sua passione, al suo sogno, alle sue capacità. Quella di un nonno che questa passione le ha tramandato. Una gestualità, una carezza, che ti può ritornare ogni volta che li indossi.


C’è anche qualche incrocio particolare tra le cose perse, quelle che io qui racconto e raccolgo, e la storia di Valentina:
la prima è nella tecnica che lei usa che si chiama proprio “Cera Persa“.
La seconda è nella sua tesi di laurea sulla Letteratura per l’infanzia, un’altra sua passione che condividiamo.

Valentina mi ha scritto queste parole per raccontarmi di lei e del suo sogno, io le trovo davvero belle e vorrei riportarle esattamente così come sono, perché anche a voi possano fare bene. Perché possano ricordarvi, con verità, di seminare ma anche di tornare a raccogliere:

“Vengo da una famiglia di commercianti e ho cominciato a lavorare nel negozio che aveva aperto mio nonno più di 40 anni fa. Un negozio di Minerali e Pietre che è diventato un punto di riferimento nel corso degli anni, non solo in Italia ma anche all’estero.
Nel mentre lavoravo anche in una libreria per ragazzi, dato che sono laureata con una tesi sulla Letteratura per l’infanzia.
Libri e gioielli sono sempre stati la mia passione.

Ho lavorato 10 anni nel negozio che aveva aperto mio nonno tanti anni prima fino a che non sono rimasta incinta di Corrado prima e di Cristiano l’anno successivo. Due bimbi a 15 mesi di distanza. I miei soci decidono di lasciare l’attività e io mi ritrovo da sola e incapace di gestire un’attività così impegnativa, soprattutto con due bimbi piccoli.
Così chiudo a malincuore il negozio che mio nonno aveva tanto amato e voluto e inizio a lavorare facendo quello che mi piace di più, i gioielli, da casa.
All’inizio in sordina, poi sempre con più convinzione comincio a farmi conoscere e mi accorgo che, se si è sinceri, in quello che si propone agli altri e in quelle che sono le proprie conoscenze si viene ripagati.
Uno dei miei pezzi forti sono gli anelli con i tasti di macchine da scrivere d’epoca.
La prima me l’aveva comprata mio marito, che è stato il primo a credere nelle mie capacità e a spronarmi, e da lì è cominciata la mia avventura da gioielliera artigiana.

Lavoro con la tecnica della cera persa, una tecnica tra le più antiche del mondo. Realizzo modelli in cera dei gioielli che mi vengono richiesti. I modelli vengono portati dal fonditore che li mette dentro a cilindri e in forni appositi dove viene versato il metallo (es. argento) che sostituirà la cera.
Per questo si chiama “cera persa” perché la cera viene persa durante il procedimento, lasciando il posto all’argento. Così ogni mio gioiello è unico e diverso. Non sarà perfetto ma è anche questo il suo bello!”.

Credo che acquistare e indossare una sua creazione sia ricordarsi del proprio sogno, ma sia anche innaffiare un po’ il suo. Quello di una mamma coraggiosa. D’altronde c’è tanta bellezza dove ci sono i contenuti, come nelle pietre preziose che contengono il tempo necessario per diventare. Come nelle fiabe che contengono lo spazio, sempre, per sognare!
Ringrazio Valentina per la sua bella storia, e le auguro che la sua strada sia come quella della fiaba che più le piace.
Sul suo sito trovate tutte le sue creazioni da regalarvi e regalare: andate a farci una passeggiata!

#sabatoacolori

 

 

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Ci sono anche le mele raccolte dall’albero, quelle perfette. Ma ci sono anche le mele rotolate a terra, quelle tutte ammaccate.
Quelle che si sono lasciate andare, che hanno mollato la presa. Che sulla buccia raccontano i segni dell’atterraggio. Del movimento.
La perfezione spesso è il risultato della stasi, come quella mela che non ha avuto il coraggio di lasciarsi andare e rotolare.
È stato bello restare appesi dentro queste feste, anzi bellissimo. Ma adesso sono pronta a rotolare…

E io alla Befana le voglio particolarmente bene.

Lei ti racconta una fine ma con dolcezza.
Ti racconta il coraggio di mollare la presa dalla perfezione dei giorni di festa per rotolare dentro all’arcano della quotidianità senza paura dei segni che ti possono intaccare.
Ti racconta che, se molli la presa, ricomincia tutto.
Ti racconta l’imperfezione che si fa incanto.

{Che poi ogni giorno finisce.
Che poi ogni giorno comincia} .
🍎🎉🍎🎉🍎


(E poi vabbhè da un melo non ci casca un pero, ipse dixit)

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Buona Vigilia, che vuol dire lasciare nascere

Mio nonno, quello morbido, è morto la notte della Vigilia.

Io mi ricordo quando l’ho guardato. Che non avrei voluto, ma l’ho guardato. E l’ho visto tutto avvolto di ricordi belli. Che in un attimo ti rendi conto cosa sono i ricordi.

Sono quella cosa che non torna.
Ma sono anche quella cosa che c’è stata.

Da quella volta la Vigilia resta una festa che mi piace vivere dentro casa con tutta la mia grande famiglia, fatta di tanta abbondanza (raccontata tutta nel formato XXL del caro pentolone Nindo).

L’abbondanza di quello che conta.

Di confusione, risate, briciole tante, padelle, tegami, baccalà, i miei funghi, risotto, rape rosse, mandarini, arachidi. Di abbondanza che abbia quella personalità inconfondibile, che solo quando c’è può diventare ricordo.

Un ricordo morbido che non torna ma perché c’è stato.
Buona Vigilia
{che vuol dire lasciare nascere}
🎄🎄🎄🎄🎄

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My Diary

Strategia della felicità

Strategia della felicità

Ci sono tante cose con la coda.
Le volpi hanno la coda.

I gatti pure.

La mamma ogni tanto.
E poi c’è lui. Il pianoforte. Che quando ha la coda è perché ha trovato uno spazio serio dove raccogliere e diffondere armonia.

Io qui, in questa stanza, su questa tastiera, ci sono cresciuta dentro. Nella sala concerti del conservatorio. A girare la ruota del sedile per abbassarlo ogni volta un pochino, mentre le gambe si allungavano. A lasciar camminare le dita sulla tastiera come stava scritto sullo spartito, mentre il cuore batteva fuorviando sempre il ritmo giusto. Perché l’emozione del pubblico non l’ho mai superata. E non sono mai riuscita nemmeno a convertire l’ordine integerrimo di Bach nel mio armadio, che resta perennemente sottosopra.

Ma ho desunto una cosa: che chi si affaccenda col pianoforte viene chiamato pianista. Allora chi si affaccenda con le idee si può chiamare idealista.
Ecco.

Amo le righe perché sono quelle del pentagramma che traduce i suoni. Amo le idee perché sono quelle che traducono i sogni.
Educare al fatto che cercarle è un gesto attivo, è strategia della felicità! 
{ecco perché nel nostro libro favola le abbiamo rese protagoniste: Mamma cos’è un’idea? Ti rispondo a colori! 🦊🐔🌈 }