Sulla Luna, tra le ampolle, alla ricerca delle #cosePerse Non sono Blogger, sono Cantastorie

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Una storia da indossare

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La mattina prendere un caffè è un gesto che riconosco come corroborante.

Credo che per molti lo sia. Secondo me dietro a questa abitudine si nasconde un principio cardine. Il caffè lo devi preparare. Prima non c’è, poi c’è. Resta una di quelle poche cose in cui non ci si ritrova davanti a qualcosa di già pronto. Nemmeno al bar: lo si ordina e qualcuno ce lo prepara, dal niente.

La magia che sta dietro a Sara la vedo un po’ così, come quella del caffè: lei è circondata da mille fili colorati e da questi, con maestria, lei sa come produrre e creare abiti. Lei li confeziona a partire dal niente.

Sara ha imparato a muoversi dentro i colori rispettandoli tutti, dal nero al bianco passando per l’arcobaleno delle sfumature possibili. Ha portato con sé questa arte in cui è cresciuta, traslocandola là dove ha portato il suo cuore ad abitare. Con i genitori, già da ragazza, si è abituata a far passare il filato di cashmere, di cotone, tra le dita. E con questo gesto così prezioso ha scelto di continuare ad incorniciarci i suoi giorni.

Sara è mamma di tre bambine: tre! E da quando è diventata mamma ha cominciato a pensare di produrre anche capi speciali per bambini. Delle vere e proprie opere d’arte, fuori dal tempo. Piene di cuore, di creatività e praticità. Quella che lei stessa ogni giorno sperimenta sulle sue bambine bellissime.

Ho chiesto a Sara di raccontarsi un po’, vi riporto le sue parole:

Mi chiamo Sara, ho 35 anni e sono un’artigiana. Io mi definisco un’artigiana 2.0 come si usa dire delle nuove generazioni. Ho tre bambine che amo vestire con quello che creo.
Faccio il mio lavoro da quando ero una ragazzina perché l’ho “ereditato” dai miei genitori e ritengo di essere molto fortunata perché è un lavoro che amo e che ho imparato a conoscere e ad amare ogni giorno di più (non sempre il lavoro dei genitori è un lavoro necessariamente amato dai figli). Dopo anni di esperienza nel laboratorio di famiglia ho deciso di fare una cosa tutta mia e nuova quindi ho aperto il mio shop online che è attivo da qualche anno; ultimamente abbiamo deciso (io e mio marito) di rinnovarlo e abbiamo unito a questo aspetto di vendita un profilo Instagram su cui teniamo ad avere un contatto diretto con i nostri clienti e con chi è interessato al nostro lavoro e ad avere informazioni maggiori sui prodotti.
Funziona così: ci chiedi quello che vorresti (maglioni e accessori per grandi e piccini) e come lo vorresti e noi cerchiamo di fare tutto quello che è possibile per realizzare la tua idea! È proprio come entrare in laboratorio, solo che non ci vediamo direttamente! Scegli il modello, il colore che ti piace di più, ci spieghi se hai richieste particolari e al resto pensiamo noi! Dal filo creiamo il tuo capo (che sarà solo tuo!) e tutto è fatto su ordinazione quindi ci vogliono circa due settimane per ricevere quello che ordinerai.
L’idea a colori che oggi vi volevo suggerire è quella di andare a visitare il suo sito e farvi un bel regalo.
Immaginare ciò che vi farebbe bene indossare, per voi o per i vostri cuccioli, e chiedere a Sara di confezionarlo per voi. Proprio su misura per voi! Sarà come quando chiedete un caffè al bar e aspettate, fiduciosi, di essere serviti. Indossarlo poi vi riporterà dentro questa storia, fatta di tanta passione e tanto cuore. Sono sicura, perché l’ho provato personalmente, che Sara non vi deluderà.
E possedere un abito confezionato per voi, dentro alle logiche del lavoro capace e onesto, vi ricorderà quanto sia prezioso intercettare storie belle da portarsi dentro casa.
Che anche gli oggetti parlano, e anche loro possono tradurre un impegno a incentivare scelte di coraggio: partendo magari da quelle degli altri per sollecitare le proprie!
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Di cosa significhi avere un fratello

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Di cosa significhi avere un fratello.
Azzuffarsi per anni.

Stendere veli pietosi per ricominciare sempre.

Scoprirsi capaci di confronto e sospettare l’adozione.

Confortarsi dentro il leitmotiv di cose che non cambiano e comunque ritornano.

Volersi bene ma tradurlo con dinamiche diverse da quello che i manuali scrivono.

E una mamma (di fratelli che questo fanno) dovrebbe rasserenarsi all’evidenza del trend e diventare filologa di un codice che nessun dizionario riporta alla voce: “attaccamento”.
Ma vediamo in dettaglio.

Mio fratello si è sposato in giugno. Là quando il mondo promette riscossa.

Il caldo arriva. Le ciliegie ci sono ancora. Ci sono anche le giornate invito, che non finiscono troppo presto e durano abbastanza per stendere fuori.
Che se si stendono fuori i panni allora ci si nasconde un po’ meno.
Io sono stata bravissima. Mi ricordo bene.

Ho messo un cappello e ho gestito insieme a lui tutte le mie emozioni.
Mio fratello, quel giorno, ha voluto a tutti i costi che io salissi in macchina con lui. Mica per altro, nessuna questione di supporto emotivo: diceva che se no sarei arrivata in ritardo. Durante il viaggio mi ha detto testuali parole:

«Ascolta, se ti chiedo un piacere riesci a non fare del casino

«Ma è ovvio

«Quando arriviamo davanti alla Chiesa, entra e prendimi il bouquet. La fiorista l’ha lasciato sul banco degli sposi. Tu devi solo entrare, prenderlo e portarmelo. Pensi di farcela?»

«Ma certo! Stai tranquillo

{Non ci credeva in fondo, ma comunque ha voluto crederci, AbbiFede}

Siamo arrivati davanti alla chiesa e lui prima di scendere mi dice: «non attaccare pezze. Vai a prendere il bouquet!».
Così: come la mamma di Cappuccetto Rosso.
Solo che io, invece che fare come Cappuccetto Rosso, sono stata bravissima. E ho obbedito. Sono andata di filato a testa dritta sotto al cappello, a prendere il Bouquet.
Ecco. Solo che lì ho trovato un mondo di mazzi di fiori. Cioè non ce n’era solo uno. A me succede spesso di non capire la corrispondenza delle cose. A me succede spesso di non corrispondere, per altro. Quindi ho preso quello più rotondo. Che rotonda per me è la gioia.
L’ho portato a Fede, AbbiFede.
Sono stata bravissima.
Ma a me succede spesso di non corrispondere.
È arrivata la sposa.
È scesa. Ha guardato il bouquet. E Fede, AbbiFede, ha guardato me. Con uno sguardo così sincero che io ho capito subito: ero riuscita a fare del casino.
Ho rifatto tutta la navata della chiesa in tre falcate.
Ho preso un altro mazzo.
Quello più lungo, come le giornate invito di giugno, che lunga è la strada quando ci si promette Amore.
E l’ho portato fuori.
Allora era quello giusto!
La foto di rito della sposa che incontra lo sposo è con il Bouquet sbagliato, quello rotondo come la gioia. Ma le altre sono tutte con quello giusto, quello lungo, che lunga è la strada quando ci si promette amore. E la gioia bisogna cercarsela (perché lei non ti segue a ruota, va inseguita, ma se si comincia che c’è, almeno la si impara a riconoscere).

E comunque abbiamo fatto progressi: AbbiFede non mi ha morsicato come quando eravamo piccini, e sono pure certa mi voglia bene lo stesso, mia cognata pure.
💐💐💐💐💐

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😶😶😶
In effetti ogni giorno ha i suoi ingredienti.

Poi sta a chi ci vive dentro (a quel giorno) tirarli fuori e saperli impastare, mescolare e trasformare.
Sceglierne alcuni, lasciarne altri.
Non pensare solo ad un elenco di quello che manca, ritenendolo essenziale. Ma cercare anche dentro a quello che c’è, valorizzandolo!
E alla fine spolverare il tutto di entusiasmo.
È una bella ricetta, preziosa. Lenta e antica. 

✨Il mio augurio è la ricetta perfetta:

che è arrangiarsi con quello di cui si dispone

(per confezionarci il meglio possibile) ✨ 

•Un giorno per volta•

A questo 2017, intanto, dico GRAZIE
A questo 2018, intanto, chiedo PERMESSO. .

.{Cari Auguri, comunque Rotondi, pieni di ingredienti buoni e inconfondibili come quelli che stiamo mescolando qui}
✨💫✨💫✨
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