Con Astolfo e l'Ippogrifo sulla Luna, tra le ampolle. Alla ricerca delle #cosePerse

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Che fretta c’era?

Che fretta c’era?

Mia mamma mi portava all’asilo con una Diana {Dyane} di un colore indefinibile, decisamente fuori dal bianco e tanto dentro al marrone smunto, ma bellissima. Aveva le ruote anche dentro. Dietro le vedevi quasi. Almeno io sono sicura di averle viste… Davanti un mangianastri che […]

Come stai adesso?

Come stai adesso?

Io, sinceramente, non mi ci sono mai vista mamma. Ma proprio per niente. E se proprio ci provo a sforzarmi di pensarmi mamma prima di esserlo diventata non ci riesco lo stesso a vedermici. Prima dell’anno zero, intendo. Quello che segna lo spartiacque tra la […]

Post ID: 908

Un, due, tre, Stellaaa ⭐️⭐️⭐️
Pronti via!
Qui si comincia così: in una scuola statale fatta di piccoli numeri. In una classe prima composta da tre bambini. Tre. Lo stesso numero di ingredienti del pane: acqua, farina, lievito.
Un numero sobrio ma pulito: e io ci sono pure nata dentro.
Una rampa di scale sopra alla scuola di infanzia. Gli stessi volti, le stesse mura.
Esattamente le stesse dove sono stata anche io. Che mi sembra di conoscerle ancora. Il mio posto preferito era un po’ ovunque ma vicino a una finestra per guardare fuori abbastanza spesso da non ricordarmi di essere dentro. Ma anche abbastanza spesso per ricordarmi di non essere fuori. Insomma, in fondo, per riuscire a restare mentre vedevo già dove poter andare.
Che io faccio sempre un po’ fatica, ancora, a restare. E le finestre continuano ad aiutarmi.

La storia delle pluriclassi, quelle che abbiamo qui, mi fa pensare proprio a quella finestra. Che ti fa vedere un attimo fuori mentre sei dentro.
Sei in prima ma sei anche un attimo, già, dentro a un’altra classe.
E forse ci resti meglio dove sei mentre vedi un po’ anche dove andrai o dove sei stato.

Insomma mi pare un inizio perfetto.
L’avrei scritto proprio così.
Acqua, farina e lievito. Per crescere.
Aria.
Spazio.
Semplicità.
E il tuo cammino, quello, tutto da scrivere!

⭐️⭐️⭐️
Intanto oggi è oggi e l’inizio è tutti i domani. Ma si comincia a sentire come fosse adesso.
Che poi l’inizio è già stato duemila centonovanta ieri fa, ma si continua a sentire come fosse adesso.
⭐️⭐️⭐️

Primi giorni

Primi giorni

Io me lo ricordo bene il mio primo giorno di scuola. Con la cartella. Non lo zaino, la cartella con la patta. Rossa. Da portare stringendo il pugno per arrotolare meglio l’emozione. L’astuccio aveva una sola cerniera non tre. Che se la aprivi ci trovavi […]

Storie di animali e di migrazioni

Storie di animali e di migrazioni

C’era una volta uno stormo di meravigliose rondini nere che aveva solcato il mare e le avversità, portandosi nel cuore una terra lontana, ostile, per approdare in un luogo più mite. Un folto gruppo di stupidi piccioni impegnato a scordarsi l’incanto, alzò il capo e, […]

La storia di fare la Mamma è diversa

La storia di fare la Mamma è diversa

La storia di fare la mamma è diversa.

Perché uno, ad esempio, dice: ciao, faccio l’infermiera. Prima impara, prende il titolo di studio, e poi fa l’infermiera.
Uno dice ciao faccio la parrucchiera. Ciao faccio la fiorista. Prima impara poi fa.

Invece qui è diverso: ciao faccio la mamma. Cominci ad esserlo che non sai niente. E a volte cominci ad esserlo addirittura senza saperlo. Altre volte, ancora, non sai neppure cosa vuol dire esserlo, mentre già lo sei. All’inizio dell’essere mamma si sperimenta spesso la sensazione di essere indispensabili. Che a volte ohmamma, aiuto. E a volte invece può pure piacere. Ci si guarda, mezza stordite dal turbinio delle cose, e si pensa: bello essere indispensabili, non pensavo. Quell’esserino lì all’inizio dipende da te in tutto. È tutto sulle tue spalle.

Praticamente ti trovi che scegli e agisci per conto di terzi con delega piena. Senza essere iscritto a nessun albo professionale e senza nessuna delega firmata. E diventi una roba full time, metti praticamente la tua vita in affitto gratuito. Prima nella pancia, poi nell’anima. Un contratto di locazione gratuito.

Solo che poi succede che, nel frattempo che ti sei abituata e hai imparato la bellezza del sentirti indispensabile e insostituibile, ecco che tutto cambia. Devi rivedere tutto. Scopri che quegli atteggiamenti che prima erano necessari e basilari e che finalmente hai imparato ad applicare anche a tue personali spese, bhè non servono più. Anzi diventano controproducenti. Sì esatto.

Hai imparato qualcosa che poi ti devi assolutamente scordare.

Devi lasciare andare, lasciare scegliere. Stare nei tuoi spazi. Rispettare l’idea che poi tu non sei più indispensabile, anzi che se non lo sei più allora è un bene. E nemmeno insostituibile.
Cioè capito? Si ribalta tutto.
Non come la fiorista che quando ha imparato è brava. La parrucchiera che più passa il tempo più acquisisce competenze. L’infermiera che grazie all’esperienza ti becca la vena al primo tentativo!
No una mamma comincia che non sa proprio niente. Continua che finalmente qualcosa comincia a capire. E poi invece più va avanti, più quelle poche robe che ha imparato a fare le deve disimparare.
Fino a starsene serena e consapevole che la sua distanza è quello che restituisce serenità nei giorni dei figli. Una distanza che sia abbastanza lontana, anche se alla porta accanto, da consentire il respiro ampio alle vite che ha generato. Deve quindi imparare a farsi piccola e leggera, tenendosi soltanto sulle spalle l’Amore come scialle, pronto all’uso.

La storia di fare la mamma, insomma, è diversa.
Perché non si tratta di fare la mamma ma di essere mamma.


E oggi a questa festa sono invitate le essere mamme tutte:

  • Quelle che lo sono attraverso le carezze fatte a una pancia che raccoglie già quella vita che nemmeno conoscono
  • Quelle che le due linee rosa ancora le stanno aspettando, ma accarezzano ogni notte, in sogno, i loro cuccioli
  • Quelle che la cicogna non è volata da loro allora si sono alzate loro in volo e se lo sono portate a casa da sole il loro cucciolo
  • Quelle che se ne stanno da sole in una casa e guardano attraverso le porte, immaginando di sentire ancora le risate e i capricci in salotto dei cuccioli loro
  • Quelle che un figlio l’hanno accarezzato, ma non abbastanza, perché la vita così ha voluto
  • Quelle che pensano che avere un figlio ti renda migliore
  • Quelle che invece cercano di essere migliori perché hanno un figlio
  • Quelle che sono mamme perché hanno partorito ma poi è andata così, e adesso sono mamme perché nonostante il trauma cercano di aprirsi al mondo. In mille altri modi possibili
  • Quelle che hanno figli speciali e lo devono gridare ogni giorno al mondo, che è sordo e non capisce. Ma loro lo gridano lo stesso
  • Quelle che ancora sono convinte di conoscere perfettamente i gusti del figlio e allora gli comprano le scarpe. Un sandalo blu con gli occhi e il cinturino alla caviglia. Anche se il figlio ha compiuto 36 anni ieri
  • Quelle che da quando è nato il figlio, 38 mesi fa, ogni notte in dormiveglia si chiedono chi è che urla nella stanza accanto e pensano ancora di essere a un concerto
  • Quelle che i figli si sono scordati di fargli gli auguri ma non di volergli bene, e anche quelle che invece i figli gli hanno fatto gli auguri ma si sono scordati come volergli bene
  • Quelle che si sono messe da parte per il bene del figlio e quelle che il figlio le ha messe da parte per il suo bene, che è lo stesso
  • Quelle che sono mamme sole. O solamente mamme. Che è lo stesso
  • Quelle che se ne stanno su una seggiolina di plastica nel giardino bello e pieno di lillà di una casa di risposo
  • Quelle che se ne stanno in compagnia dell’Alzheimer e hanno dimenticato tutto

Ma. Appunto. Però c’è un però. Come Ma c’è un Ma. Anzi ci sono ben due Ma, due Congiunzioni avversative: MAmMA.
E le congiunzioni avversative hanno la funzione di legare due parole, o due proposizioni, che sono in qualche modo in contrasto.

La Mamma lega i contrasti per farli vivere accanto: sì. La mamma, comunque sia, congiunge gli estremi della vita.


La storia di fare la mamma è diversa.
Buona festa!

Sulla verità delle cose

Sulla verità delle cose

Ho rilevato una tendenza. Qui. Sui social. Ma anche qui. Nella vita. Una ostinata urgenza a cercare di capire cosa sia vero e cosa no. <Questo sentimento non è spontaneo. Questa persona è artificiosa. Questa foto è costruita> Forse questo avviene perché siamo circondati da […]

I veri Cantastorie girano con la valigia

I veri Cantastorie girano con la valigia

Eh sì. I veri cantastorie girano con la valigia. Dentro vi custodiscono con cura gesta, vicende, fole e parole preziose. Quelle che raccolgono per strada, dentro l’apparente inconsistenza dei giorni che non sono altro che giorni. Noi oggi per la lettura del nostro libro favola […]

La tendenza del Green (Indossato nelle occhiaie)

La tendenza del Green (Indossato nelle occhiaie)

Questa mattina ho conversato con le occhiaie Green di mio fratello AbbiFede (neopapà di Phillo).

Green perché lui è sempre sul pezzo e quest’anno il verde è il colore pantone dell’anno, quindi non poteva farselo mancare in qualche accessorio… E mi scappava proprio tanto da ridere {ridevamo solo noi, io insieme alle sue occhiaie, lui meno} perché mi sono tornate alle mente quelle conversazioni •pour parler• dei primi giorni di mammità. Quelle che facevano più o meno così:
«Ma cara, com’è piccina {eh sì, sai, è appena nata. Potevano anche progettarli più piccoli per me vista l’uscita…}. È brava? {cioè? No ancora non sa contare} Dorme? {chi mio marito?}».

Conversazioni che ti accompagnavano a pensare che esistessero davvero dei neonati bravi perché capaci di dormire quanto avresti voluto dormire tu. Volevo dirvelo: no! Non esistono. Sono come Pegaso. E a prescindere dalla tematica ontologica del “se lo pensi allora esiste”, ecco no. Sì, li pensi, ma comunque loro non pensano te. Pegaso mai pervenuto esattamente come il bambino appena nato che dorme quanto vorresti dormire tu! {io tra l’altro vedo più realistico prenotarsi un giro sul cavallo alato}. Perciò state sereni e se avete le occhiaie Green allora godetevi il fatto di essere sul trend del momento…

E ci siete davvero sul pezzo: perché la normale attitudine dei vostri figli, che la notte reclamano cibo e attenzioni, fa parte del pacchetto! Poi verrà un giorno in cui… {ancora qui non è arrivato quindi vi saprò dire…} tu intanto AbbiFede (che tanto sempre di verde si parlava #abbifedeverdegreenery e ora sarebbe quello della speranza. Che si dorma…)
•••
Scarpe da trekking di Phillo Made by #diemmastyle in un Green un po’ più azzurro smunto che Green (come le mie di occhiaie, che manco quelle sono di tendenza. Le mie… ovviamente…)
#dorme? #miomaritosì #dormirebbeanzi #loveyouworld #verdegreenery #tendenze

Lasciarsi educare

Lasciarsi educare

Ci sono tante cose che i bambini insegnano. Prima fra tutte, finché possono comodamente restare bambini, c’è quella del rovesciare istintivamente tutto. Ma mica solo i pacchetti di pasta in terra e le pentole, tutto. Compreso i punti di vista. Unadidue mi ha fatto un […]


My Diary

Strategia della felicità

Strategia della felicità

Ci sono tante cose con la coda.
Le volpi hanno la coda.

I gatti pure.

La mamma ogni tanto.
E poi c’è lui. Il pianoforte. Che quando ha la coda è perché ha trovato uno spazio serio dove raccogliere e diffondere armonia.

Io qui, in questa stanza, su questa tastiera, ci sono cresciuta dentro. Nella sala concerti del conservatorio. A girare la ruota del sedile per abbassarlo ogni volta un pochino, mentre le gambe si allungavano. A lasciar camminare le dita sulla tastiera come stava scritto sullo spartito, mentre il cuore batteva fuorviando sempre il ritmo giusto. Perché l’emozione del pubblico non l’ho mai superata. E non sono mai riuscita nemmeno a convertire l’ordine integerrimo di Bach nel mio armadio, che resta perennemente sottosopra.

Ma ho desunto una cosa: che chi si affaccenda col pianoforte viene chiamato pianista. Allora chi si affaccenda con le idee si può chiamare idealista.
Ecco.

Amo le righe perché sono quelle del pentagramma che traduce i suoni. Amo le idee perché sono quelle che traducono i sogni.
Educare al fatto che cercarle è un gesto attivo, è strategia della felicità! 
{ecco perché nel nostro libro favola le abbiamo rese protagoniste: Mamma cos’è un’idea? Ti rispondo a colori! 🦊🐔🌈 }