Con Astolfo e l'Ippogrifo sulla Luna, tra le ampolle. Alla ricerca delle #cosePerse

Sovrapposizioni di non senso. Ovvero sull’ignavia

Sovrapposizioni di non senso. Ovvero sull’ignavia

{Finito questo, la buia campagna tremò sì forte, che de lo spavento la mente di sudore ancor mi bagna}

La chiusura del Canto III dell’Inferno. Quello che ha per protagonisti gli ignavi, “loro che mai non fur vivi”. I vigliacchi che, per loro scelta, non hanno compiuto mai azioni e non hanno formulato pensieri di sostanza. Coloro che hanno la presunzione di bastare a se stessi, e non sono quindi capaci di osservare e analizzare in profondità la realtà che li circonda. Uomini insignificanti le cui azioni e il cui pensare non hanno alcun proposito o ambizione.
E trovo calzante che la chiusura del III canto dantesco, che parla di terremoto, raccolga proprio la presentazione degli ignavi. È calzante con questo oggi. Con coloro che, tranquillamente seduti davanti un caffè al bar, approfittano di una catastrofe per sputare sentenze obbrobriose. Insensate e prive di fondamento. Coloro scrivono post aberranti su profughi, centri di accoglienza e trattamenti stellati che sarebbero a loro riservati; e lo fanno adagiati comodamente nella loro insensata quotidianità. E via che mi si ingolfa la tiroide! Perché in quelli ignavi danteschi ci vedo proprio loro. Quelli che, dietro a questa tragedia, ne sovrappongono un’altra. Solo per la misera incapacità di andare a fondo nelle cose. Miseri spettatori tristemente mediocri e follemente ignoranti delle disgrazie altrui. Mi dite per piacere cosa centra sovrapporre questa disgrazia alla disgrazia dei migranti? Mi dite per piacere che differenza c’è tra chi ha perso i propri cari, le proprie mura stanotte e chi le ha perse prima di imbarcarsi in un lurido gommone? Ma soprattutto che bisogno c’è di aver modo di pensare che gli uni possano togliere agli altri? Magari se non vi viene nessuna idea migliore e volete proprio fare qualcosa, allora chinate la testa e dite qualche preghiera; oppure se avete un rastrello provate a darvelo sul piede. Così, forse, comprenderete meglio cosa sia il bene e cosa sia il male. E magari, così, potrete cominciare a scacciare l’ignavia che germoglia nel vostro non senso quotidiano!



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