Con Astolfo e l'Ippogrifo sulla Luna, tra le ampolle. Alla ricerca delle #cosePerse

Che fretta c’era?

Che fretta c’era?

Mia mamma mi portava all’asilo con una Diana {Dyane} di un colore indefinibile, decisamente fuori dal bianco e tanto dentro al marrone smunto, ma bellissima.
Aveva le ruote anche dentro. Dietro le vedevi quasi. Almeno io sono sicura di averle viste…
Davanti un mangianastri che faceva sentire solo le due canzoni della cassetta ogni volta: io ricordo Maledetta Primavera •che fretta c’era•.

Ecco: penso sia colpa sua. L’averla ascoltata con frequenza pari all’assiduo, ad oltranza, per tutti i lunghi viaggi verso il nido e oltre, deve aver fatto su di me una sorta di effetto ipnotico. Per cui io sono intollerante alla fretta.

Odio le corse, le rincorse, e tutto quello che fa pensare alla fretta per starci dentro. Allora mi sono costruita un mondo morbido che difendo coi denti! Un mondo fatto di straordinaria lentezza, di quella che serve per avere il tempo di arrotolarsi a un ramo di faggio. Un mondo dove fare la coda vuol dire legarsi i capelli. Un mondo dove le uova sono nel pollaio e le bietole nell’orto. L’acqua si beve dal rubinetto e le castagne si raccolgono dai ricci. Le coincidenze non esistono e allora anche le possibilità bisogna inventarsele. Un mondo così basico e semplice da far sorridere tutti quelli a cui racconto che a me va proprio bene così!
E •la misura di un amore• me l’ha data proprio quel mondo qui fatto di tanto niente, per questo l’ho impacchettato tutto e ve lo sto regalando ogni giorno!
Ma non è colpa mia, volevo dirvelo: è colpa di quel leitmotiv della mia prima infanzia:

•che fretta c’era•

✨✨✨✨✨
#lorettagoggi #ècolpatua



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