Con Astolfo e l'Ippogrifo sulla Luna, tra le ampolle. Alla ricerca delle #cosePerse

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Per stimare il senso del rimanere

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Tutta colpa della biro cancellabile

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Basterebbe mettersi in ascolto, a volte…

Basterebbe mettersi in ascolto, a volte…

Così: ho avuto una capretta al guinzaglio. Non che ce l’avesse sempre, macchè!
Ce l’aveva ogni tanto.

Mi serviva per non perderla.

Perché l’idea di perderla mi spaventava parecchio. E il guinzaglio mi è servito nel tempo necessario ad addomesticarla all’idea che starmi vicino non fosse poi così male.
È stata lei che mi ha insegnato che per convincere a restare è necessario mostrare buoni motivi.

E, oggi come oggi, al guinzaglio ci metterei la mia pazienza. Perché ho la stessa probabilità alta di vederla scappare lontano!
Allora per domani ho progettato, insieme a un’amica cara, la stessa di sempre, una giornata di ritiro e di deserto. Senza tanti fronzoli: solo un taccuino bianco, una penna a sfera verde (come la speranza), una guida speciale, la stessa di sempre, e tanta voglia di guardarsi dentro.
Per cercare quelle belle parole, dieci, da usare come guinzaglio da mettere a lei: alla mia Pazienza.

Fin tanto che si abitui a girarmi intorno da sola, senza voler scappare sempre. Per convincerla con buoni motivi per restare, insomma!

A volte, sono convinta, basterebbe mettersi in ascolto.

E basterebbe avere la presunzione che sia una cosa tanto necessaria, ritagliarsi il tempo per darsi retta, quanto così spudoratamente alla portata di tutti!
Sono carichissima!!! Domani sarà un domani molto speciale.
✨✨✨✨✨

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Ricetta di amore e errori, la mia.

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Se penso a una mamma perfetta io la penso un po’ abbondante, morbida:
abbondante quanto basta per contenere mille abbracci e morbida quanto basta per attutire gli spigoli dei giorni.

Invece poi ci sono io.
Stretta e spigolosa come una saggina. La scopa della befana, proprio quella. Dove la parte degli stecchi finali un po’ disordinati la fanno i miei capelli. Piena di spigoli che neanche uno ci pensa, prima di mettermi una mano sulla spalla, che lì ci siano così tanti ossicini.
Ecco quindi perdo in partenza.
Tutta quell’abbondanza meravigliosa non ce l’ho. Sostengo a fatica i capelli, il resto mi scivola addosso.
E mi scivola addosso anche l’idea sciagurata della perfezione, dei figli addomesticati a puntino, del manuale dell’ultimo pedagogista più avanzato su come sia importante sorridere sempre.

Però come ben si addice a una scopa, raccolgo su le briciole a meraviglia! Quelle di tutte le certezze che continuano a sbriciolarsi qui davanti giorno dopo giorno.


E la storia delle mamme felici tout court, me l’ha detto una cara amica geniale, non esiste. È molto più credibile la storia di Babbo Natale.
Sapete perché?
Perché una mamma non è un Essere che si diventa e punto, è una condizione che si coltiva e si misura su una quotidianità imprevedibile. È condizionarsi per sempre le emozioni, moltiplicare il carico e amplificare ogni singolo gesto.
Dietro non c’è un attestato da conseguire valido a priori, c’è una persona, fatta di una ricetta unica ma di alternanze mille. Di alti e bassi che si chiamano tentativi.
Io, in fondo, raccolgo serenamente quelle briciole e sorrido compiaciuta all’idea di essere semplicemente quello che riesco, così lontana da quello che io stessa immaginavo ma così vicina alla certezza che il raccolto sarà presumibilmente fatto di errori mescolato però a una dose infinita di amore.
E intanto vi porgo tutto insieme in una ricetta dosata di quanto basta sui giorni: errori e amore


I colori sceglieteli voi!

Raccoglitori di tempo

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