Tag: educazione

La prima pagella è rotonda

La prima pagella è rotonda

Sono stata a prendere la Sua pagella. La prima, della sua classe prima (di ben 3 alunni). Una giornata rotonda, che rotonda per me è la gioia. Mi ha emozionato una cosa sopra a tutte: quel suo nome scritto sopra. Il Suo. Che se mi…

L’Emozione, quando va in scena

L’Emozione, quando va in scena

L’emozione, quando va in scena, è fatta così. Assomiglia tanto al bisogno di scostare il sipario calato sul mondo, intorno a quello che è fuori da te. Assomiglia tanto al bisogno di stringersi dentro ad un abbraccio, intorno a quello che è dentro di te.…

Con indosso gli occhi di un bambino

Con indosso gli occhi di un bambino

E poi Dicembre è il mese di Babbo Natale, dei folletti.

Di tutte quelle cose che non le hai mai viste.

E diciamocelo, spesso un modo facile per crederci davvero, resta vedere.
Ma tu la vedi la fame? La vedi la sete? La vedi la stanchezza?
Eppure tanto spesso sono loro a scandirti i giorni.
E la vedi la tenerezza? La vedi la gioia? Lo vedi l’amore?
Eppure tanto spesso sono loro a scandirti il senso dei giorni.

Ci sono cose che non ho mai visto, ma da quando guardo il mondo con voi, ho ricominciato a crederci.
Perché diciamocelo certe cose si raccontano meglio quando ti ricordi che crederci vuol dire indossare gli occhi di un bambino.

{E allora vedi tutto meglio, anche i folletti}

Che crederci, CREDERE, resta un verbo adorabile!
💫💫💫💫💫

Desiderio è percezione dell’assenza

Desiderio è percezione dell’assenza

E poi Dicembre è fatto di luci. Quelle che si appendono ovunque ad illuminare gli angoli, le strade, le vetrine, è fatto di desideri da inventare. Ma oggi è fatto anche di una luce appesa che illumina dove vuole lei. E nasconde le stelle. Una…

Un Avvento di promesse da mantenere

Un Avvento di promesse da mantenere

L’aveva detto che sarebbe tornata. La neve. E Lei ha mantenuto la promessa. Io non sempre le mantengo, invece. Le mie promesse. È una lezione bellissima. La colgo al volo, perché è così che si fa: le lezioni vanno subito messe in pratica, così non…

Di cosa è fatta l’Audacia?

Di cosa è fatta l’Audacia?

Praticamente io dal momento in cui i miei denti hanno iniziato la stagione del cambiamento ho iniziato un’avventura di raggiri.

Mio padre mi controllava spessissimo la dentatura come ai cavalli, perché si ostinava a ripetere che se non toglievo subito i denti dondolanti quelli sotto sarebbero cresciuti storti. E, nel caso solo si muovessero, me li toglieva al volo con due dita, pronti via. Ma non c’era solo lui. C’era anche mia nonna. La nonna Bis, per intenderci. Lei usava un altro metodo molto più creativo, ispirato probabilmente al filo d’Arianna. Il filo lo legava da una parte al dente e, dall’altra estremità, alla maniglia di una porta. Poi di fatto le bastava aprire la porta… serviva per non perdersi d’animo e a perdere il dente!

Va da sé che nel momento stesso in cui un dente mi dondolava cominciavo a escogitare metodi per aggirare i controlli. Il più geniale dei quali era nascondermi sotto al letto.
Ieri sono andata a prendere Unadidue a scuola e lei mi aspettava con un sorrisone incredibile: le mancava un dentino! Quello che le era sbucato il 24 febbraio del 2012, ricordo bene.

Se lo è tolta lei con due dita, presa dall’entusiasmo di poter avere anche lei una finestrella come i suoi due compagni di classe! Le ho proposto di metterlo sotto al cuscino per ricevere in cambio un regalo della fatina dei denti. Ma lei si è rifiutata: “no mamma! Il mio dentino lo tengo io, è troppo prezioso!”

Di cosa è fatta l’audacia?
L’audacia è fatta di supposizioni che non si vedono ma che smuovono. L’audacia è quella che dentro alla nebbia, invece che ispirare delle preoccupazioni, spinge a pensare al mare delle possibilità!

L’audacia sono due dita che da sole possono levare un dentino mosse dall’entusiasmo della possibilità di aprire una nuova finestra sul mondo.

la Tenerezza per scrivere certezze

la Tenerezza per scrivere certezze

Per questo Black Friday vi propongo in offerta una scatolina. Perché mi piacerebbero tante cose, figurati. Ma una cosa, fra tutte, sarebbe questa: mi piacerebbe mettervi a disposizione una scatolina per i vostri ricordi. E lì ci poserei dentro, oltre a tanto spazio, il suono…

Quelle cose che non si ricordano ma che nemmeno si dimenticano

Quelle cose che non si ricordano ma che nemmeno si dimenticano

Oggi ha compiuto gli anni la mia super Mamma. E pensando a dei regali mi sono trovata a ragionare a quanto lei abbia regalato a me. Nientemeno che la vita e tutto quello da lì in poi passa ed è passato… un po’ tutto, ecco.…

Osservare l’imprevedibilità

Osservare l’imprevedibilità

•Osservare• è uno tra i verbi più imprevedibili al mondo.
Sarà che era la mia scuola, sarà che amo i viaggi a ritroso ancora più di quelli con la valigia, ma questa parete mi ha catapultato dentro al mondo di tanti anni fa. Quello della scuola.
Quello degli occhi incollati dalla sonno ancora tanto confusi tra il sogno e la realtà.
Quello dei piedi dentro a scarpe sempre lunghe per difendere meglio l’andare incerto.
Ho chiuso la cerniera sul mondo e mi sono coccolata un attimo lì dentro. Ho sentito l’odore del panino al prosciutto e della legna della stufa vicino al banco. Ho sentito tutta l’impazienza di crescere.
Ho •osservato• le mie mani pensando di vederle sporche di pennarello e di briciole di grafite ma le ho trovate pulite e con le dita già lunghe. Gli occhi sempre confusi, quelli restano. Ma le scarpe invece troppo strette per simulare un andare deciso.
E a pensarci bene il fatto di essere cresciuta non me lo aspettavo succedesse, e non così in fretta. E nemmeno pensavo che le pareti restassero uguali, loro.
Allora se •osservi• il mondo, anche il tuo, senza presumere di sapere già cosa puoi trovare, ecco allora si racconta davvero.
•Osservare• vuol dire abituarsi a scoprire ciò che non ti aspetti.
{Ed è imprevedibile. Se no vuol dire che stai solamente guardando}
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Primi giorni

Primi giorni

Io me lo ricordo bene il mio primo giorno di scuola. Con la cartella. Non lo zaino, la cartella con la patta. Rossa. Da portare stringendo il pugno per arrotolare meglio l’emozione. L’astuccio aveva una sola cerniera non tre. Che se la aprivi ci trovavi…