Tag: mamma

Mascherina (io ti conosco?)

Mascherina (io ti conosco?)

Compito: Trova le parole che iniziano per M e colorale. “Mago” «Bravo! Adesso coloralo per bene» E niente lui, #dueditre, impugna un pastello azzurro e fa un tratto deciso che parte dalla punta del cappello e arriva fino ai piedi del mago, in stile Vassily…

Avvento?

Avvento?

⭐️Avvento⭐️ Che questa del 2020 è un’attesa fatta di un ritmo pieno soprattutto di sospiri. Quanti ne faccio in capo a un giorno… Forse, invece, converrebbe trotterellare. Presente? Quell’andare tipico dei bambini che non è una corsa, non è camminare, è proprio saltellare su ogni…

Tutto questo è tuo

Tutto questo è tuo

Le ho preso la mano e le ho detto tutto questo è tuo.
Eravamo davanti a una montagna di vestiti da lavare.

Capito?
Io penso che l’amore passi anche da lì:
Dal •mi prendo cura di te• punto e renderla la certezza che muove il presente.


Poi l’ho portata fuori a vedere la nostra montagna, invece.
Che il Pradaccio, vicino alla cima, è tutto innevato.
Lì dove ci portava a pascolare le bestie la Tina.
Io invece ci porto voi, te, ogni volta che riesco.

Capito?
Io penso che l’amore passi anche da lì:
Dal farsi bastare quell’•ogni volta che riesco• e renderla l’ipotesi confortante del futuro.

E mentre ero lì, nel freddo pungente, ho realizzato che non ho più il mio adorato fuoristrada, che però non era mio ma di AbbiFede. E infatti AbbiFede l’ha venduto. E quindi come ci torno su al Pradaccio?! E allora niente AbbiFede me l’ha spiegato come fare: “te ne compri uno!”.
E adesso me lo compro proprio, che pazienza tutto ma la Montagna io la devo raggiungere.
Capito?
Io penso che l’Amore passi anche da lì:

Dal trovare il modo •per raggiungere quello che comunque resti•, dove puoi stare proprio bene, e renderla la lezione più preziosa del passato. ❤️

Sai da dove passa meglio l’amore?
Da quelle strade meno battute.
{Dove si arriva meglio con il fuoristrada}
❤️


•Mi prendo cura di te, ogni volta che riesco, per raggiungere quello che comunque resti•

#coseperse

Manifestare

Manifestare

Ciao cara mamma che stai per svenire a letto. Che non hai capito bene cosa hai fatto oggi ma sei sicura di aver fatto qualcosa di molto impegnativo visto che le palpebre ti si incollano in maniera inspiegabile, un po’ come la colla vinilica ti…

Avvento 8di25 #hoquestacosacolnatale

Avvento 8di25 #hoquestacosacolnatale

🗒 8 di 25 🗒 Hai camminato a lungo dentro ai miei pensieri eppure i tuoi passi sono appena iniziati.Non ci sono ancora orme sulla terra che ti raccontano eppure le tue tracce sono già impresse indelebili, così abbondanti, nei 300 grammi di muscolo che…

Un barattolo di sì (e caramelle)

Un barattolo di sì (e caramelle)

L’estate è qui alle porte, non dista molto dall’essere già cominciata.

Che secondo il mio calendario inizia prima del solstizio, per coincidere con la fine della scuola. Allora insieme al profumo del fieno, al caldo che si arrotola intorno alle ciliegie per tingerle di rosso, al sole che resta lì a lungo, ricomincia una compresenza con i bimbi fatta di tutti i giorni nessuno escluso, insieme, come il sole, a restare parecchio. A rendere consuetudine l’eccezione.

Che tra le cose che ricordo con più meraviglia delle mie estati c’erano proprio loro, le eccezioni:

  • andare a dormire più tardi, 
  • uscire la sera con le braccia scoperte, 
  • correre sulle piste da ballo improvvisate che in inverno non sono che piazze, 
  • rotolarsi nell’erba a raccogliere colori sulle braghe e riconoscerli ancora meglio dentro alle rose

Così mentre si fa il cambio dell’armadio, mentre si mette un po’ via l’inverno e si impilano i maglioni di lana, si ripensa a rallentatore a quali cose mettere via insieme ai capi pesanti.

E tra le cose pesantissime io penso alla mia impazienza, soprattutto. Quella che va a braccetto con la stanchezza, e che si traduce nella “strategia educativa della sopravvivenza”: un basso continuo a sostegno armonico della composizione dei giorni: il no.

Mamma mi dai?

No.

Mamma posso?

No.

Mamma andiamo?

No.

Certamente ritengo che i no facciano molto bene ai bambini, corazzino, e siano un elemento imprescindibile dell’educare. 

Un figlio ha bisogno dei no per costruire la sua rete del possibile. Però mi rendo conto che, a volte, i no sono una conseguenza della stanchezza e non di un preciso progetto formativo. 

E allora però c’è l’estate, i tempi dilatati, le braccia scoperte, le maniche corte, la convivenza stretta, l’eccezione bella. 

Mamma posso aiutarti?

Sì.

Cucito su misura

Ed effettivamente il sì può essere davvero rincuorante, assomiglia un po’ alla gioia ecco

Assomiglia anche al vestito cucito su misura: pensato e adattato, che ci abbraccia alla perfezione.

Come la storia dei sì da regalare ai figli.

Non dei sì casuali, buttati lì, ma qualcosa di pensato; qualcosa che credo sia altrettanto fondamentale quanto il no, per costruire, oltre alla rete del possibile, anche qualche finestra e lasciare spazio alla meraviglia dell’eccezione.

Ecco, questo è il potere di un sì. 

Allora ho deciso di preparare il “barattolo dei sì”: ho chiesto a #unaditre di scrivere su dei bigliettini tutti quei sì che le fanno brillare un po’ gli occhi, quelli che calzano perfettamente e assomigliano al vestitino che abbiamo fatto insieme, poi li abbiamo messi in un vasetto.

Lì dentro ci restano, ad aspettare di essere pescati quando è necessaria una inversione di rotta. Quando c’è bisogno di una finestra per guardare un po’ fuori, ecco.

Che in effetti, tutti, abbiamo bisogno di sentirci coccolati da un’eccezione, ancora di più quando siamo scoperti, a difenderci dal caldo dell’estate, ad aggiustare lo stare insieme a tempo pieno.

È uno sforzo, almeno per me, soffermarmi sulle loro richieste sostituendo il basso continuo dei no con qualche sì consapevole. 

E il barattolo lo tengo quindi a portata di mano per attingervi al bisogno. 

Intanto la nonna Bis, invece, sa già benissimo come mettersi avanti con i suoi sì: gli stessi che ha detto tante volte anche a me regalandomi ricordi indimenticabili.

Vediamo se questa idea funziona, e soprattutto vediamo anche se sia il caso di fare un barattolo dei sì anche per la nonna Bis!

Post in collaborazione con Fruittella

Io e la mia vita a pois.

Io e la mia vita a pois.

Che i pois sono i puntini da ricongiungere pazientemente alla sera quando voglio “trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha” Che i pois sono quelli che compaiono sul volto dei miei cari vicini, nonché pure parenti stretti,…

La pecora è con la Giordy

La pecora è con la Giordy

⛔️Attenzione: questo post potrebbe risultare offensivo e/o lesivo per l’interpretazione iconica di fatti realmente accaduti. Si suggerisce di non proseguire la lettura ai soggetti particolarmente sensibili. BUM⛔️ 🐑🌲 “La pecora è nel bosco BUM 🎶. Dai dammela qui” “Finisco di allattare e te la do,…

Una storia da indossare

Una storia da indossare

La mattina prendere un caffè è un gesto che riconosco come corroborante.

Credo che per molti lo sia. Secondo me dietro a questa abitudine si nasconde un principio cardine. Il caffè lo devi preparare. Prima non c’è, poi c’è. Resta una di quelle poche cose in cui non ci si ritrova davanti a qualcosa di già pronto. Nemmeno al bar: lo si ordina e qualcuno ce lo prepara, dal niente.

La magia che sta dietro a Sara la vedo un po’ così, come quella del caffè: lei è circondata da mille fili colorati e da questi, con maestria, lei sa come produrre e creare abiti. Lei li confeziona a partire dal niente.

Sara ha imparato a muoversi dentro i colori rispettandoli tutti, dal nero al bianco passando per l’arcobaleno delle sfumature possibili. Ha portato con sé questa arte in cui è cresciuta, traslocandola là dove ha portato il suo cuore ad abitare. Con i genitori, già da ragazza, si è abituata a far passare il filato di cashmere, di cotone, tra le dita. E con questo gesto così prezioso ha scelto di continuare ad incorniciarci i suoi giorni.

Sara è mamma di tre bambine: tre! E da quando è diventata mamma ha cominciato a pensare di produrre anche capi speciali per bambini. Delle vere e proprie opere d’arte, fuori dal tempo. Piene di cuore, di creatività e praticità. Quella che lei stessa ogni giorno sperimenta sulle sue bambine bellissime.

Ho chiesto a Sara di raccontarsi un po’, vi riporto le sue parole:

Mi chiamo Sara, ho 35 anni e sono un’artigiana. Io mi definisco un’artigiana 2.0 come si usa dire delle nuove generazioni. Ho tre bambine che amo vestire con quello che creo.
Faccio il mio lavoro da quando ero una ragazzina perché l’ho “ereditato” dai miei genitori e ritengo di essere molto fortunata perché è un lavoro che amo e che ho imparato a conoscere e ad amare ogni giorno di più (non sempre il lavoro dei genitori è un lavoro necessariamente amato dai figli). Dopo anni di esperienza nel laboratorio di famiglia ho deciso di fare una cosa tutta mia e nuova quindi ho aperto il mio shop online che è attivo da qualche anno; ultimamente abbiamo deciso (io e mio marito) di rinnovarlo e abbiamo unito a questo aspetto di vendita un profilo Instagram su cui teniamo ad avere un contatto diretto con i nostri clienti e con chi è interessato al nostro lavoro e ad avere informazioni maggiori sui prodotti.
Funziona così: ci chiedi quello che vorresti (maglioni e accessori per grandi e piccini) e come lo vorresti e noi cerchiamo di fare tutto quello che è possibile per realizzare la tua idea! È proprio come entrare in laboratorio, solo che non ci vediamo direttamente! Scegli il modello, il colore che ti piace di più, ci spieghi se hai richieste particolari e al resto pensiamo noi! Dal filo creiamo il tuo capo (che sarà solo tuo!) e tutto è fatto su ordinazione quindi ci vogliono circa due settimane per ricevere quello che ordinerai.
L’idea a colori che oggi vi volevo suggerire è quella di andare a visitare il suo sito e farvi un bel regalo.
Immaginare ciò che vi farebbe bene indossare, per voi o per i vostri cuccioli, e chiedere a Sara di confezionarlo per voi. Proprio su misura per voi! Sarà come quando chiedete un caffè al bar e aspettate, fiduciosi, di essere serviti. Indossarlo poi vi riporterà dentro questa storia, fatta di tanta passione e tanto cuore. Sono sicura, perché l’ho provato personalmente, che Sara non vi deluderà.
E possedere un abito confezionato per voi, dentro alle logiche del lavoro capace e onesto, vi ricorderà quanto sia prezioso intercettare storie belle da portarsi dentro casa.
Che anche gli oggetti parlano, e anche loro possono tradurre un impegno a incentivare scelte di coraggio: partendo magari da quelle degli altri per sollecitare le proprie!
Sulle carezze da fare anche ai Sogni

Sulle carezze da fare anche ai Sogni

Credo che questa storia faccia bene a molti, a molte. A me ha fatto bene, ecco. Fa bene perché non racconta di improvvisazione e polvere, ma di competenza e pietre preziose. Ma soprattutto fa bene perché conforta: rivela che un sogno è fatto sì di…