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Avvento 9di25 #facciamocherallentiamo

Avvento 9di25 #facciamocherallentiamo

🗒 9 di 25 🗒 “Allora hai finito?”“No nonna. Aspetta un attimo”“Vai a mettere su il minestrone che viene tardi”“Sì nonna, porta pazienza, appena ho finito ci vado”“Sei troppo lunga: il minestrone deve cuocere e non gliene frega niente della pazienza”“Nonna guarda che il minestrone…

Una storia da indossare

Una storia da indossare

La mattina prendere un caffè è un gesto che riconosco come corroborante. Credo che per molti lo sia. Secondo me dietro a questa abitudine si nasconde un principio cardine. Il caffè lo devi preparare. Prima non c’è, poi c’è. Resta una di quelle poche cose…

Sulle carezze da fare anche ai Sogni

Sulle carezze da fare anche ai Sogni

Credo che questa storia faccia bene a molti, a molte. A me ha fatto bene, ecco.
Fa bene perché non racconta di improvvisazione e polvere, ma di competenza e pietre preziose.

Ma soprattutto fa bene perché conforta: rivela che un sogno è fatto sì di un pizzico di follia, di azzardo. Ma anche che è fatto di impegno, studio, esperienza e sacrificio.

Non funziona che alla sera esprimi il desiderio di danzare e il giorno dopo TAAAACCC sei ballerina alla Scala. No. C’è prima una parentesi diversamente lunga in cui accade un’infinitudine di roba. Un’infinitudine di sacrifici, per lo più. E racconta anche, però, che se ce l’hai messo dentro, quel tempo, in qualche modo torna!

È una testimonianza preziosa: perché questo mondo tende a raccontare che si può diventare tutto dal giorno alla notte, e che chiunque può improvvisarsi tuttologo. Che il tempo per approfondire, per imparare ad amare e ad adorare qualcosa, è tempo sprecato. Ma io non credo sia quella la strada.

La strada è ricordarsi che per raccogliere i frutti bisogna prima avere gettato il seme e aver versato cura sui germogli. La strada poi però è anche ricordarsi di tornare a raccogliere.

Valentina secondo me sa raccogliere il mondo con gli occhi, e conosce anche l’arte per tradurlo con le dita, in modo tale da poterlo indossare.

Valentina, ValentinaDomenichelliJewels

Le sue creazioni sono tutte dotate di quell’unicità propria delle cose che nel mondo prendono posto.

Che se guardi le foglie di uno stesso albero non ne troverai mai una identica all’altra, magari il tocco, lo stile. Ma tutte straordinariamente diverse. Non esiste una foglia dozzinale. Così come i suoi gioielli.

Sono nati tutti uno ad uno. Dentro alla maestria, non nell’improvvisazione, dentro ad una genetica di ritorno, dentro ai gesti di un nonno, il suo, che me li fanno immaginare quasi come carezze generazionali.

Ecco: ogni gioiello è come se nascesse da una carezza, e una carezza ricorda. La carezza che Valentina ha scelto di fare alla sua passione, al suo sogno, alle sue capacità. Quella di un nonno che questa passione le ha tramandato. Una gestualità, una carezza, che ti può ritornare ogni volta che li indossi.


C’è anche qualche incrocio particolare tra le cose perse, quelle che io qui racconto e raccolgo, e la storia di Valentina:
la prima è nella tecnica che lei usa che si chiama proprio “Cera Persa“.
La seconda è nella sua tesi di laurea sulla Letteratura per l’infanzia, un’altra sua passione che condividiamo.

Valentina mi ha scritto queste parole per raccontarmi di lei e del suo sogno, io le trovo davvero belle e vorrei riportarle esattamente così come sono, perché anche a voi possano fare bene. Perché possano ricordarvi, con verità, di seminare ma anche di tornare a raccogliere:

“Vengo da una famiglia di commercianti e ho cominciato a lavorare nel negozio che aveva aperto mio nonno più di 40 anni fa. Un negozio di Minerali e Pietre che è diventato un punto di riferimento nel corso degli anni, non solo in Italia ma anche all’estero.
Nel mentre lavoravo anche in una libreria per ragazzi, dato che sono laureata con una tesi sulla Letteratura per l’infanzia.
Libri e gioielli sono sempre stati la mia passione.

Ho lavorato 10 anni nel negozio che aveva aperto mio nonno tanti anni prima fino a che non sono rimasta incinta di Corrado prima e di Cristiano l’anno successivo. Due bimbi a 15 mesi di distanza. I miei soci decidono di lasciare l’attività e io mi ritrovo da sola e incapace di gestire un’attività così impegnativa, soprattutto con due bimbi piccoli.
Così chiudo a malincuore il negozio che mio nonno aveva tanto amato e voluto e inizio a lavorare facendo quello che mi piace di più, i gioielli, da casa.
All’inizio in sordina, poi sempre con più convinzione comincio a farmi conoscere e mi accorgo che, se si è sinceri, in quello che si propone agli altri e in quelle che sono le proprie conoscenze si viene ripagati.
Uno dei miei pezzi forti sono gli anelli con i tasti di macchine da scrivere d’epoca.
La prima me l’aveva comprata mio marito, che è stato il primo a credere nelle mie capacità e a spronarmi, e da lì è cominciata la mia avventura da gioielliera artigiana.

Lavoro con la tecnica della cera persa, una tecnica tra le più antiche del mondo. Realizzo modelli in cera dei gioielli che mi vengono richiesti. I modelli vengono portati dal fonditore che li mette dentro a cilindri e in forni appositi dove viene versato il metallo (es. argento) che sostituirà la cera.
Per questo si chiama “cera persa” perché la cera viene persa durante il procedimento, lasciando il posto all’argento. Così ogni mio gioiello è unico e diverso. Non sarà perfetto ma è anche questo il suo bello!”.

Credo che acquistare e indossare una sua creazione sia ricordarsi del proprio sogno, ma sia anche innaffiare un po’ il suo. Quello di una mamma coraggiosa. D’altronde c’è tanta bellezza dove ci sono i contenuti, come nelle pietre preziose che contengono il tempo necessario per diventare. Come nelle fiabe che contengono lo spazio, sempre, per sognare!
Ringrazio Valentina per la sua bella storia, e le auguro che la sua strada sia come quella della fiaba che più le piace.
Sul suo sito trovate tutte le sue creazioni da regalarvi e regalare: andate a farci una passeggiata!

#sabatoacolori

 

 

La ricetta perfetta

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Quando chiedo una ricetta di qualcosa a mia nonna lei mi risponde sempre che la ricetta perfetta è saper fare con quello che c’è! 😶😶😶 In effetti ogni giorno ha i suoi ingredienti. Poi sta a chi ci vive dentro (a quel giorno) tirarli fuori e…

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L’emozione, quando va in scena, è fatta così. Assomiglia tanto al bisogno di scostare il sipario calato sul mondo, intorno a quello che è fuori da te. Assomiglia tanto al bisogno di stringersi dentro ad un abbraccio, intorno a quello che è dentro di te.…

Riempirsi della prospettiva di uno sguardo

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È bello scoprire che nella vita ci sono milioni di strade possibili.

È ancora più bello però quando ti trovi a percorrere quella strada che ti fa dimenticare del fatto che possano esisterne altre milioni, perché quella su cui stai correndo è incorniciata coi tuoi colori, e allora tanto basta.

Ecco, è ciò che di meglio può capitare:
essere consci dell’infinito ma sapersi riempire della prospettiva di uno sguardo.
🌈🌈🌈🌈🌈

Con indosso gli occhi di un bambino

Con indosso gli occhi di un bambino

E poi Dicembre è il mese di Babbo Natale, dei folletti. Di tutte quelle cose che non le hai mai viste. E diciamocelo, spesso un modo facile per crederci davvero, resta vedere. Ma tu la vedi la fame? La vedi la sete? La vedi la…

Un Avvento di promesse da mantenere

Un Avvento di promesse da mantenere

L’aveva detto che sarebbe tornata. La neve. E Lei ha mantenuto la promessa. Io non sempre le mantengo, invece. Le mie promesse. È una lezione bellissima. La colgo al volo, perché è così che si fa: le lezioni vanno subito messe in pratica, così non…

la Tenerezza per scrivere certezze

la Tenerezza per scrivere certezze

Per questo Black Friday vi propongo in offerta una scatolina.
Perché mi piacerebbero tante cose, figurati.
Ma una cosa, fra tutte, sarebbe questa:
mi piacerebbe mettervi a disposizione una scatolina per i vostri ricordi.

E lì ci poserei dentro, oltre a tanto spazio, il suono della vostra mano stretta nella mia.
Ma non quello della stretta di mano della fretta e della rincorsa per strada, contro il tempo e i ritardi; non quello dell’emergenza di trascinarvi con me su un marciapiede invisibile.
No.

Quello della stretta di mano raccolta per sussurrarvi all’orecchio le parole che tentano di rispondere ai vostri perché.
Sono convinta che quel suono lì nasconda il segreto che vi possa spingere, oggi come per sempre, alla convinzione che le risposte, molto spesso, si nascondano dentro alla Tenerezza!

La Tenerezza di pensare che una risposta esista, quella che ha spinto anche me innumerevoli volte a crederci (perché davanti avevo l’incoraggiamento dei vostri sguardi convinti che così fosse).

Ma, soprattutto, la Tenerezza di •raccogliere• risposte mentre qualcuno vi •raccoglie• le dita tra le sue, che è il linguaggio più prezioso con cui scrivere, sempre e comunque, le proprie certezze.

✨✨✨✨✨

Qui ancora non è Natale, ma meraviglia sì

Qui ancora non è Natale, ma meraviglia sì

Qui da noi ancora non è Natale. Novembre qui è fatto di foglie sempre appese ma poche, di rami che sembrano mani che si allungano a solleticare le nuvole, di buio che arriva presto e ti entra col freddo dalle narici, che alzi il mento…