Come stai adesso?

Come stai adesso?

Io, sinceramente, non mi ci sono mai vista mamma. Ma proprio per niente. E se proprio ci provo a sforzarmi di pensarmi mamma prima di esserlo diventata non ci riesco lo stesso a vedermici. Prima dell’anno zero, intendo. Quello che segna lo spartiacque tra la me Me e la me Mamma.

Allora mi rendo conto che è davvero inutile sforzarsi di immaginarsi di essere quello che non si è, prima di diventarlo.

E pure fare ipotesi, progetti, stilare elenchi, strategie… Quelle robe lì, insomma.
Forse è per quello che gli anni dell’adolescenza sono spesso tanto difficili: perché si è alle prese con il tentativo di immaginarsi qualcosa che non si è ancora.
Si è accerchiati da quell’interrogativo di una pesantezza straordinaria:

cosa vuoi diventare da grande. Cosa. Non come.


Se la domanda fosse come vuoi diventare da grande e non cosa, forse sarebbe tutto più semplice. Perché la risposta non sarebbe tanto lontana da te: puoi essere felice ora e immaginarti felice da grande, ad esempio. Senza pretendere di sapere cosa si farà nel mentre.
Invece si inizia da subito a tartassarsi la mente di ipotesi verosimili sul futuro.
Con un crescendo di ambizioni, di supposizioni che poi offuscano il presente.

E finisce che non ci si ricorda più di come si sta.

Quella domanda lì, anche dopo, quando grande ci si diventa davvero, allora non ce la si fa più. La si dimentica. Imbrigliati nella progettazione sempre incessante di qualcosa che deve ancora succedere:

  • l week end al mare che poi pioverà e si svolgerà inesorabile sul divano;
  • il ponte dei Santi alla scoperta dei castelli della Loira, che poi l’auto non parte e allora diventerà un giro in bicicletta nel parco vicino casa;
  • il vestito del primo colloquio che poi andrà male e diventerà il vestito della pizza con le amiche;
  • la cameretta del bambino ancora nella pancia che poi non si userà perché, dopo aver dormito nella tua pancia, quel bambino dormirà nella tua camera;
  • la reazione ai primi capricci desunta dal manuale del perfetto genitore che poi invece sarà un istintivo urlo sgraziato.

E soprattutto, la cosa più sconvolgente, si scoprirà che le emozioni vissute sui banchi dell’adolescenza non saranno poi così diverse da quelle vissute sulla scrivania dell’ufficio. Quelle restano invariate: la gioia, la rabbia, la stanchezza, l’entusiasmo.

Loro restano ed è per questo che sono quelle da comprendere davvero, quelle su cui concentrarsi.
Insomma, non sempre per carità, ma spesso succede che le progettazioni si rivelano da sole e decisamente diverse da quelle segnate nell’agenda. E alla domanda cosa farai risponderanno un po’ i giorni al tuo posto. Non sarai quello che pensavi di essere, non è detto. Ma le tue emozioni quelle ti seguiranno sempre. Esattamente come ora.

Ecco, ti svelo un segreto, la felicità di oggi non sarà tanto diversa dalla felicità di domani. Se imparerai ad averne cura ti seguirà sempre, il mondo gira da solo ma la felicità ti resta dentro.

E se sei felice, segna: hai già vinto!



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