La storia di fare la Mamma è diversa

La storia di fare la Mamma è diversa

La storia di fare la mamma è diversa.

Perché uno, ad esempio, dice: ciao, faccio l’infermiera.
Uno dice ciao faccio la parrucchiera. Ciao faccio la fiorista.

Prima impara, prende il titolo di studio, e poi fa.

Invece qui è diverso: ciao faccio la mamma.

Cominci ad esserlo che non sai niente. E a volte cominci ad esserlo addirittura senza saperlo. Altre volte, ancora, non sai neppure cosa vuol dire esserlo, mentre già lo sei. All’inizio dell’essere mamma si sperimenta spesso la sensazione di essere indispensabili. Che a volte ohmamma, aiuto. E a volte invece può pure piacere. Ci si guarda, mezza stordite dal turbinio delle cose, e si pensa: bello essere indispensabili, non pensavo. Quell’esserino lì all’inizio dipende da te in tutto.

È tutto sulle tue spalle.

Praticamente ti trovi che scegli e agisci per conto di terzi con delega piena. Senza essere iscritto a nessun albo professionale e senza nessuna delega firmata. E diventi una roba full time, metti praticamente la tua vita in affitto gratuito. Prima nella pancia, poi nell’anima.

Un contratto di locazione gratuito.

Solo che poi succede che, nel frattempo che ti sei abituata e hai imparato la bellezza del sentirti indispensabile e insostituibile, ecco che tutto cambia. Devi rivedere tutto. Scopri che quegli atteggiamenti che prima erano necessari e basilari e che finalmente hai imparato ad applicare anche a tue personali spese, bhè non servono più. Anzi diventano controproducenti. Sì esatto.

Hai imparato qualcosa che poi ti devi assolutamente scordare.

Devi lasciare andare, lasciare scegliere. Stare nei tuoi spazi. Rispettare l’idea che poi tu non sei più indispensabile, anzi che se non lo sei più allora è un bene. E nemmeno insostituibile.
Cioè capito? Si ribalta tutto.
Non come la fiorista che quando ha imparato è brava. La parrucchiera che più passa il tempo più acquisisce competenze. L’infermiera che grazie all’esperienza ti becca la vena al primo tentativo!
No una mamma comincia che non sa proprio niente. Continua che finalmente qualcosa comincia a capire. E poi invece più va avanti, più quelle poche robe che ha imparato a fare le deve disimparare.
Fino a starsene serena e consapevole che la sua distanza è quello che restituisce serenità nei giorni dei figli. Una distanza che sia abbastanza lontana, anche se alla porta accanto, da consentire il respiro ampio alle vite che ha generato. Deve quindi imparare a farsi piccola e leggera, tenendosi soltanto sulle spalle l’Amore come scialle, pronto all’uso.

La storia di fare la mamma, insomma, è diversa.
Perché non si tratta di fare la mamma ma di essere mamma.


E oggi a questa festa sono invitate le essere mamme tutte:

  • Quelle che lo sono attraverso le carezze fatte a una pancia che raccoglie già quella vita che nemmeno conoscono
  • Quelle che le due linee rosa ancora le stanno aspettando, ma accarezzano ogni notte, in sogno, i loro cuccioli
  • Quelle che la cicogna non è volata da loro allora si sono alzate loro in volo e se lo sono portate a casa da sole il loro cucciolo
  • Quelle che se ne stanno da sole in una casa e guardano attraverso le porte, immaginando di sentire ancora le risate e i capricci in salotto dei cuccioli loro
  • Quelle che un figlio l’hanno accarezzato, ma non abbastanza, perché la vita così ha voluto
  • Quelle che pensano che avere un figlio ti renda migliore
  • Quelle che invece cercano di essere migliori perché hanno un figlio
  • Quelle che sono mamme perché hanno partorito ma poi è andata così, e adesso sono mamme perché nonostante il trauma cercano di aprirsi al mondo. In mille altri modi possibili
  • Quelle che hanno figli speciali e lo devono gridare ogni giorno al mondo, che è sordo e non capisce. Ma loro lo gridano lo stesso
  • Quelle che ancora sono convinte di conoscere perfettamente i gusti del figlio e allora gli comprano le scarpe. Un sandalo blu con gli occhi e il cinturino alla caviglia. Anche se il figlio ha compiuto 36 anni ieri
  • Quelle che da quando è nato il figlio, 38 mesi fa, ogni notte in dormiveglia si chiedono chi è che urla nella stanza accanto e pensano ancora di essere a un concerto
  • Quelle che i figli si sono scordati di fargli gli auguri ma non di volergli bene, e anche quelle che invece i figli gli hanno fatto gli auguri ma si sono scordati come volergli bene
  • Quelle che si sono messe da parte per il bene del figlio e quelle che il figlio le ha messe da parte per il suo bene, che è lo stesso
  • Quelle che sono mamme sole. O solamente mamme. Che è lo stesso
  • Quelle che se ne stanno su una seggiolina di plastica nel giardino bello e pieno di lillà di una casa di risposo
  • Quelle che se ne stanno in compagnia dell’Alzheimer e hanno dimenticato tutto

Ma. Appunto. Però c’è un però. Come Ma c’è un Ma. Anzi ci sono ben due Ma, due Congiunzioni avversative: MAmMA.
E le congiunzioni avversative hanno la funzione di legare due parole, o due proposizioni, che sono in qualche modo in contrasto.

La Mamma lega i contrasti per farli vivere accanto: sì. La mamma, comunque sia, congiunge gli estremi della vita.


La storia di fare la mamma è diversa.
Buona festa!



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