Avvento. That velvet feeling

Avvento. That velvet feeling

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Aggiustare le entrate in scena.

O meglio sperimentare la grazia dell’atterraggio morbido, imparando a stendere in maniera preventiva, prima di ogni ipotesi che ci si prefigge, un tappeto di velluto.

Io arrivo che i cachi sono appena finiti ed ero entrata per comprare quelli, allora compro i mandarini.
Mi decido a prendere il biglietto per quel bellissimo spettacolo quando è tutto sold out, allora prendo un biglietto del treno per quel posto che farci un giro fa sempre bene.
Alzo la mano per rispondere quando c’è già qualcuno che lo sta facendo (solo che io mi stavo facendo coraggio e non me ne ero accorta) allora con la mano in aria, giacché, faccio finta di scacciare una mosca che non c’è.
Mi presento in anticipo per non essere in ritardo e l’evento è rimandato causa mal tempo a data da destinarsi, allora mi compro un paio di scarpe nuove.


Lo chiamano piano B.


Io lo chiamo tappeto di velluto perché l’idea di pianificare un piano B mi risulta difficile quando, ad ora, già pianificare un piano A la considero roba da eroi.

E nel giorno 12 di questo Avvento ci metto proprio il velluto.


Quello da sfoderare quando il momento giusto non era poi così giusto, per farlo sembrare giusto lo stesso.
Senza troppa pianificazione, con l’estemporaneità dell’improvvisazione teatrale.


Un tappeto di velluto, rosso direi, su ogni nuova entrata in scena.
{Ad aggiustarla}
❤️



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