Avvento. All you can texture

Avvento. All you can texture

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E verrò a scovarti.


{A salvarti}
.
Un po’ così.

Mi ricordo di un libro che se lo scrivessi finirebbe così. Con quelle parole lì.
Un po’ dopo (decisamente molto dopo) il vissero felici e contenti.


Nell’orto oggi questo cavolfiore è stato una carezza: una texture inconsueta di fiori color panna tra la neve.


Le cose rimaste lì, quante.
Sepolte sotto la dimenticanza.


Se passi una mano sopra alla polvere che hanno lasciato i giorni sommati cosa ci ritrovi?
Chi?

Quelle gioie sottili che non fanno abbastanza rumore allora si scordano;
quelle persone che sono state lì e potrebbero esserci ancora ma poi è passato un tempo imprecisato da un messaggio o una chiamata e allora non ci sono;
quelle certezze di un risvolto sconvolgente che poi a lasciarsi sconvolgere ci vuole coraggio e allora lasciamo stare;


Tutte quelle robe che a riscoprirle sono già una carezza.


Sono la testimonianza che non c’è giorno che sia tardi, che non c’è nessuna storia che finisca di vissero felici e contenti che, a pensarci meglio, non abbia bisogno di un capitolo ancora e ancora.


Salvare qualcosa dallo scomparire.
Qualcuno.
E verrò a scovarti.
{A salvarti}


Anche la versione migliore di se stessi:
quella che non se ne fa niente di un vissero felici e contenti con un «the end» al seguito, no.


Quella che, anzi, vuole vivere di tutto quello che c’è bisogno, purché sia vita vera e sia incorniciata di un «to be continued».

Allora nel giorno 13 di questo Avvento ci metto questa domanda:

Se passi una mano sopra alla polvere che hanno lasciato i giorni sommati cosa ci ritrovi?
Chi?

{Ecco: raccoglilo}



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