Avvento. The quiet winter

Avvento. The quiet winter

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Se penso alla quiete io ci arrivo solo Lontanamente vicino, per indole.
Che se dovessi somigliare a qualcosa allora mi vedrei bene come l’acqua di un torrente così.


Quella che la guardi e pare pure beata e calma, ma lavora incessantemente e si trascina dietro di tutto.

A pensare, escogitare, rimescolare e ricominciare, anche gli stessi inizi, persino prima di addormentarmi, che

“ciao Penelope, scansati”.

Oggi AbbiFede, il fratello intelligente, mi ha raccontato i miei movimenti.
Ha esordito dicendo che a guardarmi da troppo vicino è meglio scansarsi un attimo.


«Ma perché?»
“Niente Giordy, a un certo punto mi sono chiesto cosa stesse succedendo visto che sul corso le macchine andavano avanti e indietro in maniera strana, poi addirittura hanno iniziato a salire sul marciapiede.
Quando ho capito non ci volevo credere: c’eri tu in mezzo, dentro alla tua macchina che avanzavi, ti fermavi a parlare con uno dal finestrino, poi andavi indietro a zig zag, e nel frattempo salutavi con un sorriso a trecento denti un altro. Ma cosa stavi facendo?”
“Cercavo parcheggio”
“Sì ma le persone nelle altre macchine che ti imploravano coi gesti di fermarti, visto che avevi bloccato il corso, non le vedevi?”
“Eh pensavo mi salutassero non avevo capito!“
“Ma se facessi una cosa per volta non sarebbe un buon inizio?”
🤷🏻‍♀️


La quiete.


Una cosa per volta.
La quiete.

Allora a pensarci bene in questo Avvento nel giorno tre, che tre sono quelli che quando dormono ci arrivo proprio abbastanza vicino, ci sta proprio bene questa domanda:

Dove la trovi TU la quiete?

Anche fosse un posto a cui ci si arriva solo abbastanza vicino conviene •geotaggarlo• per tornarci ogni tanto.
E fare solo quella cosa alla volta:
•Cercare La quiete•

{poi, dopo, anche salutarla}



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