Avvento. Raccontati sempre

Avvento. Raccontati sempre

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Di questi giorni mi piace mangiare i pistacchi.

Se mi devo raccontare bisogna che cominci da loro che della mia infanzia sono stati i protagonisti.
Io sono quella che ha giocato centomila partite a Monopoli con il cugino #LucaRino (a destra, ndr) e che le ha perse tutte.


E grazie a lui ho affinato l’arte di saper perdere con dimestichezza e in quello sentirmi a casa.

Io sono quella che il fratello intelligente #AbbiFede (a sinistra, ndr), anche se più piccolo di me, mi ha sempre dovuto “tirare giù da letto” perché avevo da finire i sogni. Ancora adesso continua a svegliarmi con le sue parole pungolate per “tirarmi giù dalle nuvole”.


E grazie a lui ho imparato che RiSvegliarsi nell’ironia fa più belli i giorni.


Avete presente quella storia che la partita sta per finire e quindi c’è tutta quella fregola di segnare? Ecco io sicuramente non sono quella che segna, e nemmeno quella che para. Io sono quella che corre a caso nel campo. Però mi impegno a incoraggiare, quello sì.
Avete presente quella storia che uno prende in mano una matita e in un secondo fa uno schizzo che neanche sembra possibile per quanto è bello? Ecco io sono quella che prende in mano gli acrilici e impiega tre ore per fare un paesaggio di montagna; poi arriva mio figlio e mi dice “che bel dinosauro”. Però continuo a disegnare, quello sì.

C’è che mi piace un sacco stare lì in mezzo a prendermi gioco di tutta la perfezione che non ho.


Immersa nella beata normalità, quella che non ti devi sforzare a mantenere perfetta.


E sai cosa mi fa più rabbia?
Quando c’è scritto vietato calpestare l’aiuola.

Perché tutte quelle cose perfette che poi non si possono vivere (se no diventano imperfette) non mi piacciono.

Di questi giorni mi piace mangiare i pistacchi.


E quelli che non si aprono bene li ributto nella ciotola, così li pesca qualcun altro.


Nel giorno 4 di Avvento propongo di metterci la bellezza di essere quello che si è, da cercare in aiuole che si possono calpestare e che chiamerei “quotidianità”!


{e se c’è qualcuno che non gradisce gli si può sempre dire di fare come me con i pistacchi troppo chiusi}.



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