Trotterellare

Trotterellare

Avvento

Che questa del 2020 è un’attesa fatta di un ritmo pieno soprattutto di sospiri.

Quanti ne faccio in capo a un giorno…

Forse, invece, converrebbe trotterellare.

Presente?

Quell’andare tipico dei bambini che non è una corsa, non è camminare, è proprio saltellare su ogni passo.

Che: 

perché nessun adulto trotterella, poi?

Con la testa levata in alto senza sfide che si lanciano a chicchessia, giorni compresi, no. Levata in alto proprio con la lena di chi è parecchio sveglio sul presente in attesa del prossimo saltello, pronto anche per cadere, va bene lo stesso. 

Pensavo a Micene tutta con i volti direzionati  verso quel punto: in attesa di vedere i fuochi accesi come segno di fine di quella guerra a Troia.

Che dieci anni ci sono voluti, mica mesi.

Pensavo a una mano appoggiata sulla pancia in attesa di vedere quegli occhi che ospita, che è come se ci fossero sempre stati anche se “nemmeno mai” li ha ancora visti nessuno.

Che nove mesi ci vogliono, mica giorni.

Pensavo a quella panchina che aspetta che qualcuno si sieda ma, a volte forse, anche che qualcuno si alzi.

Che basta un attimo per sedersi ma basta lo stesso attimo anche per alzarsi.

Mia nonna, poi, mi stava raccontando di T. che la “stratufla” gli piaceva così tanto che, quando sua moglie C. non c’era, non aspettava troppo per andare a cercarsela da un’altra parte.

“Nonna ma cosa centra?”

“Centra che se uno ha chiaro cosa cerca non si fa mica sconfortare dal fatto che gli manca! Se la cerca”.

🙈

In effetti anche Clitemnestra, la regina di Micene, nel frattempo che Agamennone non tornava, ha ammorbidito l’attesa con Egisto; così che la fine di una guerra che non arrivava, allora forse non era poi più così attesa.

Insomma:

Insomma:

Sarà anche bello, quando si accenderanno i fuochi, scoprire che poi, in fondo, avevi trovato il modo (lo stesso) per stare bene lì •in attesa•.

A tradirla l’attesa, per esempio.

Come la stratufla di T., come l’Egisto di Clitemnestra, come la mano che è fedele ad occhi ancora mai visti.

E me lo chiedo, allora, come saranno quegli occhi ancora mai visti

Di quando l’attesa non è “mi siedo sulla panchina” ma, invece, “mi alzo”.

Credo che assomiglino in tutto agli occhi che erano raccolti sotto quella mano appoggiata sulla pancia (quelli che stavano, anche, dentro a un palmo).

Quelli che sapevano credere a quello che non vedevano ancora, ma solo perché l’Amore racconta sempre cose che prima non si vedono, 

che sono Vere e riempiono anche se apparentemente non sono ancora arrivate, 

quelle che si aspettano MENTRE si cercano, senza troppa attenzione, ma con abbondante fiducia; come l’equilibrio tra un saltello e l’altro

Allora si trotterella (da grandi però)

[Avvento]

❤️



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