La Casa

La Casa

In verità non è un discorso sui costi della casa: sul mutuo, sull’imu, e chi più ne ha più ne metta… Questo è un altro problema, pur sempre problema ma altro.

Io parlo della casa intesa come dimora, come luogo sacro. E penso alla dimensione sempre più asettica che sta prendendo… Case pulite, linde, impeccabili, con cucine super accessoriate e ogni sorta di articoli di arredamento (che ormai sono alla portata di tutti e ci sembrano assolutamente indispensabili); sgabelli a forma di tour Eiffel, lampadari essenziali costituiti da solo una lampadina ma pagati un occhio della testa, cabine armadio dotate di faretti e scomparti per cravatte e calze divise per colore, divani con ipod integrato con la seduta rialzabile e camini elettrici all’etanolo luccicanti e senza residui di legna e cimici nei paraggi…

I fornelli splendenti e le cappe capaci di aspirare gli odori di una cucina da ristorante che frigge gnocco a nastro, utilizzate per cuocere un ovino.

I pavimenti talmente puliti che ci si domanda se qualcuno li calpesti davvero o se gli inquilini utilizzino trampoli con tappetti di velcro sul fondo per spostarsi nelle stanze.

E poi in terra neanche una briciola.

Io penso alla casa di mia nonna, una casa viva, abitata e vissuta: c’era sempre qualcosa che bolliva sulla stufa (che ovviamente funzionava a legna e quindi in terra c’erano spesso residui di faggio e segatura), un odore di sugo che ti impregnava i capelli, qualche briciola che ti faceva capire che c’era pane fresco (e non quello schifoso confezionato che puzza d’alcool ma è sempre pronto), il lavello con i piatti e i bicchieri da lavare sempre pieno nonostante l’assidua cura, perché c’era sempre una mela cotta da mangiare in un piattino o un po’ di caffè da bere per chi entrava, la roba lavata e raccolta dal filo posata senza paura sul divano per essere piegata anche in compagnia delle amiche, che non è vergogna;

è questa la casa che si è persa.

La casa al nostro servizio. Noi invece ora siamo a servizio della casa. Siamo schiavi degli spazi che riempiamo perché non li viviamo più, li rendiamo anzi invivibili.

Ora le case sono asettiche. Si cucina e nel frattempo si riempie la lavastoviglie per non lasciare traccia (sempre che si cucini e non ci si riduca a cibi pronti e preconfezionati). L’insalata non si lava più, è già lavata, (poi c’è anche chi la compra già lavata poi la rilava perché giustamente non si fida, e mi chiedo? Ma comprare un bel cioppo di lattuga da sfogliare e lavare nel lavello super moderno che hai no?? Costa anche meno). La roba lavata non la si può mettere sul divano, fa disordine, si stira e si piega e via subito dagli occhi. Non sia mai che entri qualcuno (Se entra qualcuno perché ora per andare da un amico bisogna telefonare e prendere appuntamento come dal medico, non esiste più che si bussi e si chieda: ci sei? Sì vieni su!).

Che cosa abbiamo conquistato in questo modo? Siamo forse immuni alle influenze vivendo in case modello sala operatoria?

Cosa abbiamo guadagnato in questa rincorsa alla perfezione? Soldi spesi in donne delle pulizie o discussioni monotone e perseveranti su chi deve fare cosa e quando? I sabati e le domeniche dedicati alle pulizie integrali e il resto della settimana trascorso nel tentativo di lasciare la casa immacolata?  O mal di stomaco derivanti dal tentativo di far convergere il punto di vista diametralmente opposto sul concetto di pulito tra consorti? Lui che dice: ma c’è pulito, e tu che dici ma non vedi quella macchia di caffè sotto il divano nella zona d’ombra a ridosso della tenda?

Poi per fortuna a volte arrivano i figli.

E tutto questo si ridimensiona. Grazie a loro si passa dal tentativo di rendere le case dei perfetti non luoghi al tentativo di mantenere la decenza. E nei migliori dei casi si comincia anche a cucinare brodini con verdure vere e fare la pasta con le uova vere. Perché così sai cosa gli dai da mangiare. E i fornelli cominciano ed essere meno scintillanti ma più utili.

Guardo la mia casa ora: le briciole, la legna che è sempre fuori dalla cassapanca perché qualcuno lo trova un gioco divertente, i cassetti delle calze divise per colore che ora se contengono ancora calze è già una conquista, il lavello con pentole e pentolini, body e tutine da piegare e stirare sul divano, cartine di caramelle nascoste in ogni fessura! Ma mi consolo pensando a quello che Don Ste una volta, tempo fa, quando mi venne a trovare (Avantifiglia) mi disse con tono perentorio:

Le case senza briciole sono quelle che muoiono prima!



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