Il nesso tra l’Eroina e l’Essere mamme

Il nesso tra l’Eroina e l’Essere mamme

Sono convinta di essere una rivoluzionaria. Ma in realtà somiglio tutta a Ronzinante (ambivo almeno a Don Chisciotte, ma per ora sono messa così)! Per il nesso di causalità vale la stessa medesima relazione nel fatto che sono, per altro, convinta di essere un’eroe (o forse dovrei parlare direttamente di •Eroina•?).
Ma in realtà somiglio tutta a una Mamma.


La riflessione mi sorge spontanea stasera: ho portato i duedidue a un corso in piscina. Entrambi. Con il solo ausilio delle mie medesime forze. E con un maglione dal collo alto sotto a un morbido pile fucsia (che un caldo così non l’ho patito neanche quando cercavo opali alla ranza del sole nel deserto australiano di Coober Pedy). Il sangue che faticava a irrorare il cervello e di conseguenza moltissimi momenti di assenza. Ma non li ho persi. Sono riuscita a riportarli a casa entrambi.

Il gesto eroico non è stato portarli in piscina. Non è stato farlo col solo ausilio delle mie medesime forze. Non è stato riportarli a casa entrambi. È stato andarci vestita con il maglione dal collo alto sotto a un morbido pile fucsia. Perché io sono bravissima a azzeccare il vestiario giusto per il posto giusto. Queste sono qualità innate, c’è poco da fare.
Ecco. Ho fatto tutta questa premessa solo perché volevo dire una cosa importantissima. Che a prescindere da tutto, secondo me, ad un certo punto, è opportuno prendere coscienza delle proprie rilevanti qualità e poi, nell’ordine:
A. uscire dal loop secondo il quale è necessario ricevere un giudizio esterno: mamma mia tu sei davvero brava. Non urli. Non dici parolacce. Sei sempre calma. Ecc… il problema, dopo, è che per evitare che sguazzino nella pozzanghera del parcheggio, come si farebbe ad urlare in scioltezza: noooo che c..zo fateeee?! E se non urli ci sguazzano. Meglio la lusinga o l’ulteriore momento doccia anche al rientro?
B. Superare il fatto che le teorie pedagogiche siano sempre applicabili alla realtà; ad esempio le stesse qualità e il tempo in esse investito, quando non sono retribuiti, possono generare frustrazione. Questo è tanto. Cioè la storia della non necessità di essere risarciti e retribuiti la spiegherebbe benissimo la pedagogia moderna: gli studi più avanzati in tale disciplina non dicono forse che non va bene proporre ai bambini qualcosa in cambio di qualcos’altro? Cioè: Gino fai questo che dopo ti do una caramella! Non si fa. E quindi perché mai noi dovremmo fare le cose pretendendo in cambio uno stipendio? Eh no! Saremmo completamente fuori dal concetto educativo secondo il quale per insegnare le cose si parte dal buon esempio. Oppure viceversa: Gino per piacere fatti la doccia da solo, dopo ti do una caramella. Se non va bene cominciate col lavorare gratis per il vostro capo.
C. Evitare di sbandierare le proprie doti a destra e manca (che chi non ce le ha poi ci sta male); per esempio: cosa avrebbe mai potuto dire oggi la mamma che girava in maglietta dalle maniche corte nel vedermi così capace di fare tutto da arrivare a complicarmi da sola le cose girando col lupetto e il pile?! Non sarei stata molto carina a evidenziare la cosa dicendole: ti piace vincere facile, no?
D. Imparare ad essere un attimo più generosi con se stessi; anche accettando i propri limiti sino a provvedere da soli ad auto-erigersi un bel mezzobusto fatto col DAS. Per poi metterlo in bella vista sulla mensola del bagno a imperitura memoria, vicino alla carta igienica!

Cioè ecco vorrei insegnare questo ai miei figli, potendo scegliere:
A sperimentare il concetto di bastarsi: ovvero prendere coscienza delle proprie qualità, anche se basiche, e dentro a quelle tentare di essere il proprio meglio!
Fiera oggi di essere Ronzinante.
#beyourbestyou



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