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Avvento 15di25 #quietinthewild

Avvento 15di25 #quietinthewild

🗒 15 di 25 🗒
Spesso la mia generazione mi fa tenerezza.


Cresciuta con Bim Bum Bam e quei cartoni che ti colavano nelle vene tristezza a profusione: Remì, Anna dai capelli rossi, Georgie, Milly e tutti quei giorni del piffero uno dopo l’altro.


Con le toppe rotonde nelle braghe e l’idea diffusa di quel boom economico che seminava certezze universali.

Tu dovevi solo crescere e tutto sarebbe andato in fila.
Una scalata sociale generazionale che dagli anni 50 veniva avanti scontata come scontato era che di uova di Pasqua ne arrivava uno punto.


E invece tiè: tutti precari, pieni però di uova di Pasqua che ci devi fare mille torte cioccolatino.


Ma ora Pasqua non centra. Allora dimmi la verità: tu, della stessa generazione di fenomeni di cui sopra, l’hai mai scritta una lettera a Babbo Natale con l’elenco dell’ordine da ricevere? Cioè dico proprio quella che somiglia tutta al carrello di Amazon che basta premere invio e poi arriva tutto?
Ecco io no.


Che casomai avessi avuto da chiedere qualcosa, meglio alla Befana, potevo scrivere cose generiche come quelle che stanno appese in alto nella corsia del supermercato: giocattoli, vestiario, dolciumi. E poi tanto arrivava comunque altro.


Quindi “generi vari” era la soluzione migliore, che non lasciava avanzare troppe delusioni.


Ma cara questa generazione del

“ciao come stai? È un sacco che non ci vediamo”,

“Eh dai sto aspettando quel contratto, mi sono dato ancora un paio di anni poi vedremo”,

o “ma sì alla fine ho studiato tanto ma, anche se il mio lavoro non centra nulla con la mia laurea, so che sono comunque tutte fondamenta che mi fanno stare in piedi meglio”.

Che le toppe, però, oggi costano più care delle braghe.

Allora Ciao Remì.
Siamo tutti finiti nella compagnia dei trasformisti e dei giocolieri.

A imparare a far scomparire le certezze come straordinari illusionisti.
A inventarci il prestigio nelle cose che, ciao anche al boom, avevamo già.

Nel giorno 15 di questo Avvento allora ci metto quella lettera sfrontata, da scrivere ritirandosi un attimo in una quiete apparente, a progettare magie con le illusioni:

“Caro Babbo Natale,
Mi serve:



❤️


#quietinthewild
#gioiedinatale
❤️

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Avvento 12di25 #thatvelvetfeeling

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🗒 12 di 25 🗒


Aggiustare le entrate in scena.

O meglio sperimentare la grazia dell’atterraggio morbido, imparando a stendere in maniera preventiva, prima di ogni ipotesi che ci si prefigge, un tappeto di velluto.

Io arrivo che i cachi sono appena finiti ed ero entrata per comprare quelli, allora compro i mandarini.
Mi decido a prendere il biglietto per quel bellissimo spettacolo quando è tutto sold out, allora prendo un biglietto del treno per quel posto che farci un giro fa sempre bene.
Alzo la mano per rispondere quando c’è già qualcuno che lo sta facendo (solo che io mi stavo facendo coraggio e non me ne ero accorta) allora con la mano in aria, giacché, faccio finta di scacciare una mosca che non c’è.
Mi presento in anticipo per non essere in ritardo e l’evento è rimandato causa mal tempo a data da destinarsi, allora mi compro un paio di scarpe nuove.


Lo chiamano piano B.


Io lo chiamo tappeto di velluto perché l’idea di pianificare un piano B mi risulta difficile quando, ad ora, già pianificare un piano A la considero roba da eroi.

E nel giorno 12 di questo Avvento ci metto proprio il velluto.


Quello da sfoderare quando il momento giusto non era poi così giusto, per farlo sembrare giusto lo stesso.
Senza troppa pianificazione, con l’estemporaneità dell’improvvisazione teatrale.


Un tappeto di velluto, rosso direi, su ogni nuova entrata in scena.
{Ad aggiustarla}
❤️


#thatvelvetfeeling
#gioiedinatale
❤️
#coseperse

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🗒 9 di 25 🗒

“Allora hai finito?”
“No nonna. Aspetta un attimo”
“Vai a mettere su il minestrone che viene tardi”
“Sì nonna, porta pazienza, appena ho finito ci vado”
“Sei troppo lunga: il minestrone deve cuocere e non gliene frega niente della pazienza”
“Nonna guarda che il minestrone per me può metterci tutto il tempo che vuole. Con tre figli la fretta del minestrone non mi spaventa, mi fa un baffo proprio”
“Eh altro che baffi! Con i tuoi tempi a me viene la barba proprio. E la Marietta allora che ne ha fatti quattordici di figli?”
“Eh chissà che barba lunga avrà avuto questa Marietta”
“Ce l’ha sempre avuta la barba sì, una volta ce l’avevano tutte le donne, ma oggi non ce l’ha più nessuna. Perché ci vuol tempo a farla crescere, e di tempo voi non ce ne avete più. Allora sbrigati!”


In questo tempo qui io dovevo asciugarmi i capelli.
E avevo iniziato a farlo per bene, tentando pure di dargli una piega che avesse un senso.
Poi, col metronomo di mia nonna, ho finito per asciugarli a testa in giù per via di concludere.
Che alla fine sembravo uscita direttamente dall’asciugatrice.

E così sono ancora!
😅


Rallentare il ritmo è una faccenda davvero complessa oggigiorno.

Dopo esserci impegnati a far correre tutto più veloce, la lentezza è una roba che non si capisce bene se sia perdere tempo o se sia una grazia.


Che a volte anche le scene romantiche dei film, nonostante siano manciate di istanti soltanto, vanno troppo lente per i tempi che occorrono, figuriamoci nella realtà.


Ma lento resta il tempo che consente il respiro ampio. E se si respira ampiamente gli angoli della bocca convergono verso l’alto. E se gli angoli della bocca convergono verso l’alto si sorride.


Il sorriso è lento.


Allora nel giorno 9 di questo Avvento ci vanno queste parole:


Provaci a rallentare un attimo.
Secondo me la lentezza ti farà sorridere.


{O farà sorridere quelli che ti vedranno con la barba}
❤️

#facciamocherallentiamo
#gioiedinatale
❤️
#coseperse

Avvento 8di25 #hoquestacosacolnatale

Avvento 8di25 #hoquestacosacolnatale

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