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Avvento 13di25 #allyoucantexture

Avvento 13di25 #allyoucantexture

🗒 13 di 25 🗒
E verrò a scovarti.


{A salvarti}
.
Un po’ così.

Mi ricordo di un libro che se lo scrivessi finirebbe così. Con quelle parole lì.
Un po’ dopo (decisamente molto dopo) il vissero felici e contenti.
❤️


Nell’orto oggi questo cavolfiore è stato una carezza: una texture inconsueta di fiori color panna tra la neve.


Le cose rimaste lì, quante.
Sepolte sotto la dimenticanza.


Se passi una mano sopra alla polvere che hanno lasciato i giorni sommati cosa ci ritrovi?
Chi?

Quelle gioie sottili che non fanno abbastanza rumore allora si scordano;
quelle persone che sono state lì e potrebbero esserci ancora ma poi è passato un tempo imprecisato da un messaggio o una chiamata e allora non ci sono;
quelle certezze di un risvolto sconvolgente che poi a lasciarsi sconvolgere ci vuole coraggio e allora lasciamo stare;


Tutte quelle robe che a riscoprirle sono già una carezza.


Sono la testimonianza che non c’è giorno che sia tardi, che non c’è nessuna storia che finisca di vissero felici e contenti che, a pensarci meglio, non abbia bisogno di un capitolo ancora e ancora.


Salvare qualcosa dallo scomparire.
Qualcuno.
E verrò a scovarti.
{A salvarti}


Anche la versione migliore di se stessi:
quella che non se ne fa niente di un vissero felici e contenti con un «the end» al seguito, no.


Quella che, anzi, vuole vivere di tutto quello che c’è bisogno, purché sia vita vera e sia incorniciata di un «to be continued».

Allora nel giorno 13 di questo Avvento ci metto questa domanda:

Se passi una mano sopra alla polvere che hanno lasciato i giorni sommati cosa ci ritrovi?
Chi?

{Ecco: raccoglilo}

❤️
.

#allyoucantexture
#gioiedinatale
#coseperse
#santalucia

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Avvento 10di25 #ilmionomequi

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🗒 10 di 25 🗒


Io vivo in uno di quei posti, che l’Italia è piena, da cui a un certo punto te ne devi andare.
Non perché vuoi, no.
Perché resta una soluzione possibile a molte assenze evidenti.


È una terra che è così da sempre, la mia.


I suoi abitanti li chiamavano proprio rondinelle: costretti a emigrare nei mesi difficili dell’inverno per tornare, a volte, in quelli più miti.


Chi tornava raccontava storie. Le cantava, anzi.


E nel tempo dell’estate andavano in scena i Maggi, rappresentazioni piene di queste storie raccolte altrove.
Ancora adesso vengono inscenate, spesso sui temi dei canti epici.
Una volta, la prima volta, ci sono andata piccina col mio nonno.


E ricordo bene quando arrivò l’Ippogrifo e si caricò sulle spalle Astolfo per volare sulla Luna a cercare tra le ampolle delle #CosePerse qui sulla Terra, il senno di Orlando.


Io, che ho sempre perso parecchie cose pure possibilità credo, mi trovo parecchio confortata all’idea che ci sia un luogo dove quelle cose lì vanno a finire e dove si ritrovano soprattutto.

Una volta, quando ero grande, mi è capitato di sentirmi fare questa domanda:


“Ma chi ti credi di essere?” Ero davanti a una scrivania, subalterna, a dire un no che mi sarebbe costato caro. Quella volta ho sentito calpestare prepotentemente tutto quello che mi portavo dietro. E ho giurato a me stessa che i compromessi non li avrei mai accettati, a rispetto di una cultura che mi ha raccontato che basta poco, anche meno.

Quella stessa che mi ha insegnato a volare un po’ oltre alle difficoltà, come le rondinelle.

Quella che mi ha insegnato a credere all’Ippogrifo e alle ampolle piene delle cose che, sì, si possono anche perdere.
Quella che mi ha insegnato a cantarle, soprattutto.


Che chi canta non ferisce mai!

Allora in questo giorno 10 dell’Avvento ci metto proprio quelle parole lì, quelle che forse ti hanno ferito, ma la risposta non deve restare persa:

“Chi ti credi di essere?”


Ecco, qualsiasi cosa sia, scoprila e difendila.
Cantala, soprattutto:
Ovunque tu vada!

❤️


#ilmionomequi
#gioiedinatale
❤️
#coseperse

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Avvento 7di25 #moodofmywindow

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🗒 7 di 25 🗒


Per alleggerirmi un attimo sono tornata a un anno fa quando, di questi giorni, stavo con un pancione tondo a guardare fuori dalla finestra sperando di non trovare la neve.
Che siccome avevo da andare a partorire a 55 km di distanza (che qui l’hanno chiuso il reparto di maternità), l’effetto neve non mi rincuorava affatto.


Va precisato che la mamma Alfa è quella che partorisce direttamente nel talamo nuziale e il suo dolore lo racconta come un sogno, come una grazia.
La mamma Omega è quella che partorisce insieme al figlio la certezza che non lo farà mai più.
Solo che io, pur essendo una mamma decisamente Omega, ero già al terzo giro di giostra (nonostante avessi pronunciato quelle fatidiche parole per ben due volte).


Quest’anno invece fuori dalla finestra ci guardo con molta più leggerezza.
Tolto il pensiero di doversi muovere con la slitta per andare a spingere fuori una creatura.
Che vi assicuro appesantisce parecchio, più del pancione.


Allora agli elfi gli chiederei proprio di fare quella magia di ridare una maternità a questa montagna.

Ma loro mi risponderebbero che è impossibile. Come me l’hanno già detto anche tutti.
È che a un certo punto ci picchi il muso contro l’impossibile. Ed è proprio fastidioso.


Lo impari proprio l’impossibile a un certo punto.

A quel punto lì allora cosa si fa?
Si impara ad apprezzare il possibile.
E si addobba quello di lucine, a dargli risalto.

Però siccome oggi è il giorno 7 dell’Avvento propongo di fare un esercizio dell’impossibile nella consapevolezza che sia impossibile ma pazienza.
Ad esempio:

  • Manda pure quella mail che tanto sai che è impossibile che ti rispondano. Ma mandala
  • Iscriviti a quella selezione che tanto sai che è impossibile che ti scelgano. Ma iscriviti
  • Gioca quella partita a Monopoli che tanto sai che è impossibile vincere. Ma giocala
  • Prova quella ricetta che tanto sai che è impossibile che ti riesca bene. Ma provala

Insomma:

solo per oggi, fregatene se è impossibile, fallo lo stesso!
Tanto anche l’impossibile se ne frega se tu lo fai o non lo fai!


❤️
Guarda fuori da quella tua finestra e leggi le storie impossibili che ti pare:

Scrivile tu!
❤️


#moodofmywindow
#gioiedinatale

Avvento 6di25 #selfiesforintroverts

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